Ma essere “super partes” non vuol dire essere connivente

7 Giu

In questo mio blog ho scritto più volte di come in questi anni si sia completamente perso il senso delle parole, di come molte di queste vengano utilizzate a sproposito, di come si tenda sempre più spesso a dare loro un significato diverso da quello reale.

Si tratta, in alcuni casi, di vere e proprie concretizzazioni del concetto di distorsione semantica.

Tra i tanti casi di storpiatura del significato delle parole, quello che riguarda l’espressione latina super partes è certamente uno dei più emblematici.

Com’è noto, super partes sta ad indicare una posizione al di sopra delle parti, neutrale.

Esempio tipico, quello di chi è chiamato ad esprimere un giudizio.

È infatti evidente che un giudice, per essere realmente tale, non deve aver alcun tipo di rapporto con nessuna delle persone sulle quali è chiamato ad esprimere un giudizio.

Prendiamo per esempio il caso del Presidente della Repubblica.

Alcuni ipocriti, incuranti (e forse anche ignari) del significato delle parole che utilizzano, non fanno che ripetere che a loro preme che questa sia una figura super partes, quando in realtà il loro è un chiaro invito, a chi si trova a ricoprire questo ruolo, a tener conto dei loro interessi.

Ma se, come previsto, il Presidente della Repubblica deve essere il custode della nostra Costituzione, è ovvio che in presenza di fatti, di comportamenti contrari ai principi in questa sanciti, deve essere dalla sua parte, dalla parte cioè della Costituzione.

Se così non fosse, se non fosse cioè dalla parte della legge madre di tutte le leggi, non sarebbe un vero giudice ma, di fatto, un semplice connivente (uno dei tanti) con quei soggetti che temono (a ragione, se sanno di aver tenuto dei comportamenti contrari allo spirito della Costituzione o addirittura di aver commesso dei reati penali) che le decisioni che questo “custode” è chiamato a prendere possano andare contro i loro interessi.

Il punto è che in questo Paese sono molti quelli ai quali sfugge che essere imparziale non vuol dire mediare tra un ladro e una guardia.

Il fatto che a dire di volere essere giudicate da giudici super partes siano persone di potere che, dietro quest’espressione (che usano ad arte, per far intendere ben altro a chi deve intendere), nascondono la loro pretesa di essere giudicate da giudici che non si facciano influenzare dalle leggi che sono chiamati ad applicare, ma dal loro potere, la dice lunga sul livello di arroganza di queste persone.

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