Prendere tempo, ovvero come evitare di prendere decisioni

7 Giu

L’incredibile governo nato poco più di un mese fa (definito da Napolitano “una scelta eccezionale e senza dubbio a termine”) è la più chiara dimostrazione della pervicacia con la quale chi in questo Paese occupa una posizione di potere tende a mantenerla il più a lungo possibile.

E pur di conservare il potere, qualunque strada, qualunque appiglio, va bene.

L’attuale governo, fortemente voluto da Berlusconi e reso possibile dall’allucinante percorso che ha portato alla rielezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica, è la migliore conferma dell’impossibilità di cambiamento che caratterizza il nostro Paese, di come in Italia il nuovo assomigli al vecchio, di come il tanto declamato bipolarismo sia soltanto uno specchio per allodole, una pura illusione, essendo di tutta evidenza che in realtà i detentori di determinati interessi sono tra loro fortemente collusi e che proprio per questo il loro ruolo non può che essere quello di semplici parti di un unico sistema.

Cos’ha fatto, per esempio, il nuovo presidente del Consiglio pur di non decidere, pur di rimandare ad un non ben definito domani scelte che avrebbero dovuto essere prese oggi, come per esempio quella di cancellare l’attuale legge elettorale, da tutti considerata (a parole) un’autentica porcata?

Seguendo le orme del “vecchio” Presidente Napolitano, che a marzo di quest’anno, in prossimità della scadenza del suo primo mandato, aveva pensato bene di nominare 10 “saggi”, anche il “nuovo” premier Letta, allo scopo di prendere tempo, ha pensato di nominare una commissione di saggi, il cui numero questa volta è aumentato incredibilmente, arrivando a quota 35 (!).

Ovviamente, oggi come a marzo, la decisione di nominare questi saggi è stata ammantata con motivazioni nobili, alte, al centro delle quali spicca sempre la preoccupazione del governo di curare meglio gl’interessi degli italiani, non certamente i propri.

Al di là però di queste ridicole scuse, quello che trovo più assurdo in questa continua esternalizzazione è il fatto che si debba ricorrere a soggetti al di fuori del Parlamento per attività che sono proprie di chi siede in Parlamento.

Ma se non svolgono i compiti che sono propri della loro funzione, che cosa ci stanno a fare i parlamentari nel Parlamento?

Mi viene in mente la tecnica adottata in molte aziende, quella di appaltare all’esterno lo svolgimento di certe attività, pur avendo al proprio interno una pletora di dipendenti pagati proprio per fare quello che viene affidato all’esterno.

E siccome in questo Paese il senso del ridicolo si è ormai perso, ecco che il nostro giovane nuovo premier (e con lui tante altri “attori” della commedia in scena da un mese a questa parte) non fa che ripetere che la vita di questo governo non è in alcun modo legata alle vicende personali di Berlusconi, quando invece è chiaro che, così come è stato per la sua nascita, anche la durata di questo governo dipende dal Cavaliere; gli altri, tutti gli altri, sono delle semplici comparse, strapagate dagli italiani ma sempre semplici comparse.

Ma come mai Berlusconi ha questo smisurato potere, senza pari in occidente?

Non è che questo dipenda, oltre che da come sono fatti gli italiani e dall’assoluta inutilità dei suoi avversari politici, anche dal fatto che forse, proprio grazie al suo potere ed ai suoi amici (italiani e non), è a conoscenza di fatti che potrebbero nuocere non poco a certi personaggi politici di questo Paese?

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