L’eterno bisogno di un idolo da adorare

26 Ago

Nel libro dell’Esodo (il secondo dei primi cinque libri della Bibbia) si narra che, dopo l’uscita degli Ebrei dall’Egitto, mentre Mosè si trovava sul monte Sinai (sul quale era salito per parlare con Dio), una moltitudine di non Ebrei che si erano uniti al popolo d’Israele, credendo che il profeta non ritornasse più, chiese ad Aronne di fabbricare un dio che li guidasse, in sostituzione di Mosè.

Fu così fabbricato un vitello, il famoso vitello d’oro.

In effetti quello che nel libro dell’Esodo viene chiamato “vitello” era in realtà un toro; questo era infatti l’animale sacro al popolo degli Egizi (per i quali rappresentava il dio Api) ed era pertanto logico che, dovendo costruire un dio, chi aveva vissuto per tanto tempo in Egitto facesse riferimento a quell’animale-simbolo.

A proposito di quell’episodio della Bibbia credo che valga la pena di osservare che in quell’occasione ad essere ritenuto colpevole non fu soltanto chi costruì il vitello d’oro ma tutto il popolo d’Israele, colpevole di essersi limitato a guardare e di non essere intervenuto per impedire che si compisse quel grave peccato.

Ho voluto ricordare quel famoso episodio per dire che già da tempo dovrebbe essere chiaro che le masse adoranti di fedeli sostenitori sono l’espressione di un comportamento umano largamente diffuso, molto di più di quanto comunemente si pensi.

Il bisogno di adorare può riguardare tanto qualcuno quanto qualcosa e porta in ogni caso alla generazione di simboli, di qualcosa cioè che svolga la funzione di significante.

I simboli verso cui indirizzare questo bisogno di adorare, di essere guidati, possono essere rappresentati tanto da persone (viventi e non) quanto da cose inanimate (dal totem al web).

La tendenza all’idolatria (come quella alla violenza) è da sempre presente negli esseri umani (anche se spesso l’idolatria viene presentata con un altro nome), dal momento che si tratta di qualcosa che è intimamente radicata nella stessa natura umana, motivo per cui non si capisce proprio come ci se ne possa stupire né, soprattutto, come si possa pensare di non tenerne conto.

Ecco perché non provo alcuna meraviglia (semmai un po’ di pena) nel vedere certe scene che hanno per protagonisti alcuni uomini politici, tanto del passato quanto del presente.

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