Un omaggio al grande Hitchcock

8 Ott

Ieri sera ho visto al cinema l’edizione restaurata di quello che considero uno dei film più belli di Alfred Hitchcock, “Il delitto perfetto”, girato esattamente sessant’anni fa.

Com’è noto, la storia è quella del tentativo, non riuscito, di un uomo di far uccidere sua moglie.

Per raggiungere il suo obiettivo l’uomo si dedica per quasi un anno alla messa a punto del suo progetto e, dopo essersi convinto di aver ideato un delitto perfetto, decide di dare attuazione al suo piano.

Non tiene però conto del fatto che il diavolo si nasconde nei dettagli (variante del più antico “Dio è nei dettagli“).

Non considera che, per quanto ben studiato possa essere un progetto, nella vita reale accadono inevitabilmente eventi inaspettati, non previsti, che possono portare al fallimento del progetto.

La scena chiave del film è quella in cui il marito, nel tentativo di inquinare le prove, fruga nelle tasche del killer (disteso per terra, morto) che aveva assoldato per uccidere la moglie, alla ricerca della chiave che questo aveva utilizzato per entrare nell’appartamento dove avrebbe dovuto compiere il delitto.

In quel momento il marito non ricorda (non aveva tenuto conto del fatto che in condizioni di forte emozione la memoria può venir meno) che una delle istruzioni che aveva dato al killer era stata proprio quella di riporre la chiave dell’appartamento, dopo aver aperto la porta, esattamente dove l’aveva trovata (sotto il tappeto della scala).

Ma, soprattutto, ragiona male e, ragionando male, commette l’errore fatale, che gli costerà la vita: crede cioè che la chiave che trova nella tasca del killer sia quella che questo aveva usato per aprire la porta dell’appartamento.

Non pensa minimamente al fatto, ovvio, che quella chiave poteva benissimo essere (come in effetti era) quella della casa del killer.

In questo ritenere che un elemento voglia dire qualcosa che in realtà non dice, in questo difetto di ragionamento, il marito commette un errore tanto banale quanto frequente: quello di trarre conclusioni sbagliate dall’osservazione di ciò che è davanti ai nostri occhi.

Non aveva considerato, mentre metteva a punto il delitto perfetto, che è impossibile pensare di poter prevedere, a mente fredda, come ci si comporterà in presenza di un forte stato emotivo, cioè a mente calda.

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