Archivio | novembre, 2013

A proposito della chiusura del “Grand Hotel et Des Palmes” di Palermo

29 Nov

E così Palermo sta per perdere un altro pezzo (e che pezzo!).

Si commetterebbe però un grave errore se il “Grand Hotel et Des Palmes” (nome alla maniera francese ma per i palermitani semplicemente “Le Palme”) venisse ridotto a livello di semplice struttura alberghiera, anche se di grande prestigio.

Quello che un tempo era Palazzo Ingham, vale a dire uno dei più grandiosi palazzi privati di Palermo (la sua trasformazione in Grand Hotel risale ai primi anni del Novecento, in piena “Belle Epoque”) è infatti ben altro che un albergo; si tratta di un luogo storico (le due categorie sono ben differenti!).

Alle Palme sono accaduti avvenimenti che fanno parte della Storia (non solo di quella locale): ne cito solo alcuni tra i più famosi; qui Richard Wagner completò il Parsifal (in quell’occasione, esattamente il 15 gennaio 1882, Renoir andò apposta alle Palme per fare al grande musicista tedesco un ritratto rimasto famoso); qui, nell’ottobre del 1957 (proprio nella “Sala Wagner”) si svolse uno storico meeting di Mafia, tra la Mafia siciliana e quella americana (un vero e proprio incontro di Stato); qui, il 14 luglio del 1933, morì, in modo misterioso, Raymond Roussel (quella vicenda ispirò uno dei romanzi più interessanti di Leonardo Sciascia). 

Ebbene, ho letto le dichiarazioni rilasciate dal sindaco di Palermo a proposito della chiusura del “Grand Hotel et Des Palmes” e, dopo averle lette, ho provato una grande pena!

Con la demagogia che gli è propria, il sindaco ha affermato che “l’amministrazione non può e non vuole rimanere spettatrice di eventi che riguardano un simbolo del turismo cittadino oltre che un’importante realtà occupazionale”.

E così la perdita di un importante pezzo di storia della città viene miseramente strumentalizzata, banalizzata, per mediocri fini politici.

Quello che però mi fa più pena in questa triste vicenda è vedere ridotto a banale simbolo turistico cittadino (!) quello che è (era) un luogo della memoria, un pezzo di Storia!

Che pena!

So bene che nella vita tutto ciò che nasce è destinato a morire, ma ciò non toglie che nel leggere della prossima chiusura delle Palme ho provato una grande tristezza, una grande malinconia.

Ma forse, a pensarci bene, il vero motivo della mia tristezza dipende dal fatto che certe notizie mi rendono evidente il passare del tempo.

Mi rendo conto che “si sta facendo sera” o, per dirla alla palermitana, sta scurannu.

Bisognerebbe tornare a leggere le favole antiche

25 Nov

Ricordo come fosse ieri, nonostante che siano passati tanti anni dai tempi del Liceo-Ginnasio “Garibaldi”, i famosi μῦθοι di Esopo e, soprattutto, ricordo la morale che chiudeva quelle favole: ὁ μῦθος δηλοῖ ὃτι (la storia insegna che).

Quelle favole (di solito componimenti brevi) avevano un chiaro fine educativo: il loro scopo infatti non era quello di divertire il lettore ma quello di esprimere una valutazione morale.

I personaggi erano per lo più animali, ma dietro questi si potevano facilmente individuare alcuni dei più tipici comportamenti dell’uomo.

Si utilizzavano storie di animali per insegnare agli esseri umani come comportarsi nella vita di tutti i giorni.

Le favole erano storie fittizie, ma ciò che rappresentavano era vero.

In tempi come quelli attuali, dove gli spunti per scrivere favole per ricavarne insegnamenti di carattere generale sicuramente non mancano, sarebbe molto utile ritornare ad utilizzare quella tecnica (soprattutto nella scuola primaria) per tentare di ricostruire, partendo dalle fondamenta della società, quel senso morale andato ormai disperso.

Solo che in giro non vedo né Esopo né Fedro, ma solo dei (furbi) comici che utilizzano i fatti di cronaca solo per far ridere (e per guadagnare tanti soldi).

A proposito di Renzi e Cuperlo

19 Nov

Sentir dire a Cuperlo, con quel suo tono sussiegoso che contraddistingue certi esponenti del mondo politico italiano, che “L’impianto che Matteo Renzi propone non apre una fase nuova, ma riproduce il ventennio che vorremmo lasciarci alle spalle”, è come sentir dire a un bue che l’asino è un cornuto.

A Cuperlo, classico uomo d’apparato di partito, tipico “prodotto d’allevamento”, va detto infatti che è invece la sua candidatura, espressione di un preciso modo d’intendere la politica, a (ri)proporre una vecchia dannosa concezione dei partiti, portatori di gravi infezioni di cui oggi soffre questo Paese.

Quella impersonata da gente come Cuperlo è una politica che considera sé stessa un mondo a parte, tutto rivolto al proprio interno, un mondo completamente staccato dalla vita di tutti i giorni, un mondo che si preoccupa più di organigrammi, della creazione e gestione di centri di potere, dell’esistente, che di risolvere i problemi concreti, di creare una società al servizio dei cittadini.

Credo che questo modo di vedere, di pensare, di agire, di rapportarsi al prossimo, sia tra i motivi che stanno alla base della distanza, sempre maggiore, che separa la classe politica italiana (con partiti sempre più chiaramente rappresentanti dei propri iscritti e non dell’elettorato) e i cittadini.

Quello che però non è ancora sufficientemente chiaro a tutti è che questa distanza non è affatto casuale, ma è un risultato tenacemente voluto da chi considera i cittadini come un fastidio (anche se parla di democrazia).

E francamente sarebbe ora che questo modo d’intendere la politica gli italiani se lo lasciassero definitivamente alle spalle e guardassero in avanti.

Dopo l’estrazione ogni ciuccio diventa dottore

17 Nov
Ho appena finito di leggere l’articolo dell’Espresso sul rapporto prodotto dai militari americani di stanza a Napoli sugli effetti delle discariche clandestine di rifiuti tossici esistenti in Campania.
Questa notizia segue di pochi giorni la pubblicazione del contenuto di alcune dichiarazioni rilasciate nel 1997 da un “pentito” della camorra (desecretate dopo ben sedici anni), dichiarazioni delle quali si sono occupati, per pochissimo tempo, i media italiani, tornati subito dopo poi ad occuparsi, approfonditamente, del nulla.
Quello che trovo scandaloso in questa faccenda non è il contenuto di quelle dichiarazioni ma il comportamento tenuto da parte delle cosiddette autorità, che nulla hanno fatto negli ultimi trent’anni (nel periodo cioè che ha visto una così larga diffusione in quel territorio di discariche illegali) e nulla hanno fatto negli ultimi sedici anni, dopo essere venute a conoscenza di quelle dichiarazioni.
Quello che viene fuori, in modo chiaro, è da un lato la mancanza di interesse delle istituzioni (centrali e periferiche) di questo Paese nei riguardi della salute dei cittadini (alla faccia della “più bella Costituzione del mondo”) e dall’altro l’evidente incapacità, da parte delle stesse istituzioni, di far rispettare la legge.
Viene anche fuori, ancora una volta, l’ennesima conferma del fatto che in questo Paese l’informazione non serve, è inutile; però va evitata, combattuta, soprattutto se c’è il rischio che possa mettere in luce responsabilità che invece vanno tenute nascoste.
E questo non perché, se note, quelle responsabilità potrebbero innescare una forte sollevazione dell’opinione pubblica (praticamente dormiente) di questo Paese ma, molto più semplicemente, per poter consentire alle cosiddette autorità di continuare a raccontare le balle che da sempre raccontano.
Lo stupore per lo scandalo dei rifiuti in Campania fa il paio con quello, ancora più ipocrita, manifestato dalla televisione italiana per il fenomeno delle cosiddette “baby prostitute”.
In questo caso poi la faccenda assume aspetti davvero grotteschi se si pensa che ad esibire condanne sdegnose è proprio quella televisione che da trent’anni a questa parte non fa che diffondere quel modello di vita che è all’origine del fenomeno, sono proprio quegli stessi personaggi che in quel mondo ci sguazzano.
Eppure non era così difficile capire come sarebbe potuta andare a finire, quali disastri avrebbe potuto provocare il modello di vita che è stato adottato da questo Paese.
Ma, si sa, in Italia l’uso di stare a vedere come va a finire prima di prendere posizione su certi fenomeni, di attendere che questi abbiano prodotto i loro (prevedibili) effetti negativi prima di mettere in guardia dai rischi che quei fenomeni portavano con sé, è molto diffuso: si tratta di un’arte molto particolare, quella di predire il passato.
Mi vengono in mente a questo proposito le parole che alcuni anni fa sentii pronunciare al prof. Edoardo Boncinelli: “Come dicono a Napoli, «dopo l’estrazione (dei numeri del lotto), ogni ciuccio diventa dottore»”.

A proposito del “caso” Vendola

16 Nov

E così, mentre è ancora fresco il “caso” Cancellieri, ecco venir fuori il “caso” Vendola.

Quello che c’è da notare a questo proposito è che se diverso è il mondo al quale appartengono i due personaggi, se diverso è il modo di esprimersi, comune è invece la mancanza di consapevolezza, ravvisabile nei comportamenti, di quelle che sono le responsabilità che sono proprie di chi ricopre il ruolo di funzionario pubblico, con particolare riguardo alla distanza che deve essere sempre mantenuta tra chi agisce a tutela di interessi generali (come quelli di una comunità) e chi agisce a tutela di specifici interessi privati.

Troppo spesso invece la distanza tra controllore e controllato non appare così netta come dovrebbe.

Il comportamento di certi responsabili politici di questo Paese mi ricorda tanto quello di altri responsabili, che ho conosciuto nelle società nelle quali ho lavorato, comportamento, tanto nel caso dei primi quanto in quello dei secondi, assolutamente lontano da quello richiesto dal loro ruolo.

Molto spesso ci si trova di fronte a dei banali attori (in tanti casi anche mediocri), che si trovano a interpretare parti delle quali non possiedono minimamente le physique du rôle.

Il “bello” di questo Paese è che, se si agisce in modo da rendere evidente (nei fatti, e non solo sulla carta) quella distanza che è giusto che ci sia tra chi ricopre ruoli di controllo e chi invece deve rendere conto del proprio operato, si mette in crisi un sistema (basato fondamentalmente sulla connivenza) e il sistema non tarda a reagire.

Viene in mente ciò che ha scritto, tanti anni fa, Giorgio Manganelli, “L’Italia non pare interessata all’idea di una società giusta; essendo una società di moltissimi deboli e pochi potenti, è una società di complici.”

La gravità delle conseguenze derivanti da una connivenza tra controllori e controllati è ancora più grande in un Paese come il nostro, con un’economia così dipendente dalla spesa pubblica (circa 800 miliardi di euro).

Ma che credibilità di controllore delle imprese (che dal settore pubblico dipendono) può mai vantare quel funzionario pubblico che tenga certi comportamenti con quelli che, in teoria, dovrebbe controllare?

Ed è privo di senso disquisire sul contenuto di certi comportamenti, per stabilire se in essi vi sia o meno qualcosa di penalmente rilevante!

Ma è mai possibile che il comportamento di chi riveste una carica pubblica debba essere considerato inaccettabile solo se penalmente rilevante?

Povero quel Paese che rimette nelle mani dei giudici il giudizio su certi comportamenti!

Qui non è in discussione il vero motivo della risata di Vendola, qui si tratta di capire quanto è credibile, nel ruolo di controllore, uno che fa quella telefonata al controllato.

A proposito del recente caso del ministro Cancellieri

7 Nov

Quello che trovo davvero illuminante in tutta questa faccenda è vedere come in questo Paese venga tranquillamente confermato il fatto di considerare assolutamente normale (e questo, si badi bene, anche da parte di chi ricopre cariche istituzionali) intrattenere rapporti personali con certi ambienti, anche se li si sa popolati da personaggi che hanno commesso gravi reati (in alcuni casi questi rapporti vengono intrattenuti direttamente con gli stessi autori dei reati).

Non solo, ma il bello è che venga addirittura rivendicato il diritto a coltivare certe amicizie.

Il problema non sta nella telefonata che Annamaria Cancellieri ha fatto alla compagna di Salvatore Ligresti, né nelle parole che ha detto, ma nel fatto che un politico (per giunta ministro) consideri normale intrattenere rapporti con certa gente.

Se coltivare certe amicizie dovrebbe già essere considerato grave indizio di mancanza di senso morale, a maggior ragione dovrebbe esserlo se a coltivarle è una persona che ricopre anche un ruolo di responsabilità (e questo non solo nel campo istituzionale), ruolo che dovrebbe richiedere, come  requisito primario, la capacità di valutazione morale, di saper distinguere ciò che si deve da ciò che non si deve fare.

Ma forse il nocciolo del problema sta proprio qui: questa evidente contiguità, che per alcuni è segno di una grave patologia, per altri, per molti altri in questo Paese, è semplicemente un fatto fisiologico, un elemento naturale.

Che a ricoprire determinati ruoli di responsabilità in certi settori, sia pubblici che privati (soprattutto in quelli in grado di favorire, direttamente o indirettamente, il compimento di determinati atti, con particolare riguardo a quelli collegati all’erogazione di danaro), ci siano certe persone e non altre, è qualcosa che interessa solo ad alcuni, e prima di tutto a quelli che a quel danaro mirano, per acquisire o mantenere posizioni di potere.

Come si fa a non capire che certe posizioni le può occupare solo chi è funzionale al potere, al suo mantenimento, solo chi offre adeguate garanzie a chi in quella posizione ce l’ha messo?

Ma davvero si può pensare che il sistema di potere che comanda in un Paese possa consentire che certe posizioni vengano occupate da chi potrebbe metterlo in difficoltà?

Come non capire allora quanto per alcuni sia vitale un sistema nel quale in certi posti ci sia qualcuno su cui poter contare?

Non sarebbe meglio evitare che le persone si ammalino anziché farle ammalare e poi curarle, facendole per giunta anche pagare per questo?

4 Nov

La settimana scorsa è stato reso pubblico quanto riferito nel 1997 (!) da un collaboratore di giustizia a proposito della gestione del traffico di rifiuti tossici in Campania.

E così le istituzioni di questo Paese hanno ritenuto che, dopo “appena” 16 anni da quando quelle dichiarazioni erano state rilasciate, fosse giunto il momento d’informare l’opinione pubblica del loro contenuto.

A parte il fatto che non vedo proprio come si possa pensare di giustificare il fatto di aver deciso di tenere nascosto quel contenuto per così tanto tempo, ritengo che quello che ora le nostre istituzioni dovrebbero fare sia illustrare ai cittadini di questo Paese cos’è che hanno fatto in tutti questi anni a seguito di quelle dichiarazioni.

Se chi sostiene di fare informazione si occupasse di fatti come questo (cercando, per esempio, di capire perché quelle dichiarazioni sono state declassificate dopo ben 16 anni da quando erano state rese) e lasciasse ad altri le tante nullità di cui tutti i media italiani si occupano ogni giorno, sarebbe già un buon punto d’inizio.

Soprattutto in considerazione del fatto che notizie come queste rendono evidente quanto manchi in questo Paese la consapevolezza di quanto sia importante considerare come obiettivo cruciale da traguardare quello di promuovere la salute delle persone, di agire cioè in modo che diminuisca il bisogno di cure mediche.

A maggior ragione in un periodo come questo, nel quale non si fa altro che parlare di qualificare la spesa, di ridurre gli sprechi, ecc.

Promuovere la salute delle persone significa innanzitutto abbandonare un sistema di vita che crea patologie (per poi curarle), un sistema orientato a vendere, com’è tipico del marketing, che per vendere ha la necessità di creare prima un bisogno.

Accade, in questo come in tanti altri casi, esattamente quello che accade con gli edifici: un sistema che si basa sulla vendita (di gas) non va d’accordo con edifici progettati e costruiti in modo da rendere minimo il loro fabbisogno (di quel gas che il sistema deve vendere).

Promuovere la salute presuppone però una precisa condizione a monte: liberare il sistema sanitario dalla dipendenza dalla politica.

Com’è pensabile infatti che a farlo possano essere quelli che, con la riforma del titolo V della Costituzione, ne hanno creato i presupposti?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: