Un conto è essere votati, un altro è fare ciò per cui si è stati votati

4 Dic

Se l’Italia fosse un Paese normale non dovrebbe risultare difficile per un politico che volesse davvero (non solo a parole) migliorare le condizioni di vita della maggioranza degli italiani conquistare il voto di una grande parte degli elettori.

In un Paese in cui un numero molto elevato di cittadini vive in condizioni indecorose, sia dal punto di vista del reddito che da quello del livello dei servizi pubblici di cui può disporre, sarebbe (dovrebbe essere) infatti sufficiente proporre un programma che preveda l’attuazione di alcune misure concrete volte a migliorare queste condizioni per ottenere una marea di voti e con questi essere legittimati a guidare un governo per realizzare tali misure.

Se, per esempio, un ipotetico politico, anziché perdersi in generici e irrealizzabili progetti, si concentrasse a pensare a come migliorare in concreto le condizioni di chi dispone di un reddito mensile netto inferiore a mille euro, di chi ogni giorno usa i mezzi pubblici per andare a lavorare o a studiare, di chi ogni giorno si rivolge ad un ospedale, di chi è in cerca di un dignitoso lavoro, di chi vorrebbe creare un’impresa, di chi ogni giorno ha a che fare con un ufficio della pubblica amministrazione (mi fermo qui, ma l’elenco potrebbe continuare a lungo), si accorgerebbe facilmente di quanto sia potente quest’esercito di cittadini elettori, il cui numero supera certamente quello di chi, direttamente o indirettamente, vive grazie alle tante inefficienze che caratterizzano il nostro Paese.

Solo che quest’ipotetico politico dovrebbe decidere, senza tentennamenti, di mettersi apertamente alla testa di quest’esercito di cittadini, senza cercare di piacere anche ad altri.

Dovrebbe cioè dichiarare da che parte sta, esplicitando in maniera chiara, netta, gl’interessi che intende tutelare e quelli che invece intende contrastare, senza curarsi, per esempio, dei voti dei tanti italiani che vivono grazie ad un sistema che favorisce forme d’intermediazione grazie alle quali troppi speculano sui bisogni di tante persone.

Quest’ipotetico politico dovrebbe indicare i provvedimenti che, una volta legittimato dal voto, non esiterà un solo giorno a prendere per rendere più efficiente la pubblica amministrazione, per far pagare le tasse a chi non le paga, per contrastare in maniera efficace la corruzione, in modo da poter disporre delle risorse necessarie per rendere più decorose e più sicure le città, per mettere in sicurezza il territorio, per rendere più decente il sistema dei trasporti pubblici, indicando anche in questo caso le misure che adotterà a tal proposito.

Sarebbe davvero singolare, davanti ad un politico che s’impegnasse in modo credibile per attuare, una volta eletto, un simile programma, che una grande quantità di cittadini non gli desse il voto; sarebbe davvero singolare continuare a vedere tanti italiani sicuramente non benestanti dare inspiegabilmente il loro voto a certi personaggi, i cui interessi sicuramente non coincidono con quelli di chi subisce quotidianamente le inefficienze del Paese.

Ma ci si illuderebbe se si pensasse che una volta ottenuti i voti necessari a governare la strada sarebbe spianata.

Il problema non sta nell’ottenere i voti, ma nell’usarli per fare ciò per cui quei voti erano stati chiesti e ottenuti.

Il vero problema di questo Paese non è infatti quello di riuscire ad ottenere i voti necessari per guidare un governo, ma quello di fare concretamente ciò che si era promesso di fare se si fosse stati eletti.

Questa “impossibilità di fare” dipende dal fatto che la vera forza, con buona pace dei tanti illusi, non sta affatto nei cittadini elettori ma nelle numerose corporazioni che ci sono in questo Paese, che, pur di difendere i loro privilegi, non hanno mai esitato ad impedire qualsiasi cambiamento che potesse in qualche modo danneggiare i loro interessi.

Se l’Italia fosse un Paese normale i cittadini che subiscono, che sono l’assoluta maggioranza, si organizzerebbero per bene per eleggere rappresentanti seri, affidabili, credibili (l’opposto dei demagoghi) e per dare loro gli strumenti necessari per cambiare rotta per davvero.

Solo che l’Italia non è un Paese normale.

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