A proposito del recente viaggio di Barack Obama in Italia

1 Apr

Se c’è un episodio per il quale la recente visita di Barack Obama a Roma verrà ricordata negli anni, questo è sicuramente l’incontro col Papa.

Non certo l’incontro con Napolitano, né tanto meno quello con Renzi, episodi di livello decisamente inferiore (entrambi ignorati dai giornali americani).

Ad essersi incontrati in Vaticano sono stati infatti due personaggi indiscutibilmente “straordinari”, con l’aggettivo “straordinario” usato in questo caso, come in poche altre occasioni, nel pieno del suo significato di “fuori dall’ordinario”, dal “solito”, dal “comune”.

Da una parte un papa assolutamente lontano dalla tradizione millenaria della Chiesa cattolica romana, e questo non solo per il fatto di provenire da un Paese così lontano da Roma come l’Argentina.

Dall’altra il primo afroamericano nella carica di presidente degli Stati Uniti d’America.

Del soggiorno romano di Barack Obama ha colpito molto la sua visita, in forma privata, del Colosseo, monumento simbolo di Roma.

Ed è stato quello che ha detto in questa occasione che mi ha spinto a scrivere questo post.

Mentre infatti visitava l’anfiteatro Flavio, il più grande del mondo, Barack Obama ha commentato dicendo, fra l’altro: “è più grande di un campo da baseball”.

Ma come si fa, mi son detto, a mettere a confronto un monumento come il Colosseo (inaugurato dall’imperatore  Tito nell’80 d.C.) con un banale stadio da baseball?

Mentre riflettevo su questo commento, mi sono ricordato di un episodio del quale sono stato testimone tanti anni fa.

Mi trovavo a Segesta , davanti a quello che è probabilmente il tempio meglio conservato di quelli ancora presenti in Sicilia, muti testimoni della presenza greca nell’isola.

Accanto a me un gruppo di turisti americani, giunti a bordo di un pullman turistico.

Risuonano ancora nelle mie orecchie le parole che udii pronunciare a quei turisti, parole con le quali forse intendevano descrivere l’emozione suscitata in loro dalla vista di quello splendido monumento: “sembra proprio la Casa Bianca”.

Ma come si fa, mi chiesi allora e mi chiedo ancora oggi, a pensare di poter confrontare cose così diverse?

Come si fa a considerare “simili” un tempio dorico del V secolo avanti Cristo e una costruzione neoclassica, ispirata all’architettura palladiana, del 1792?

Credo che alla base di questa confusione vi sia la cultura, ormai sempre più imperante, del vivere in superficie, cultura antitetica a quella della profondità.

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