Essere in minoranza non equivale ad avere ragione

29 Nov

Uno dei bisogni primari di molte persone è quello di essere notate, di non passare inosservate.

Un classico segnale che denota questa loro esigenza è l’atteggiamento che assumono quando si devono confrontare con gli altri: cercano, sempre e comunque, di distinguersi, qualunque sia l’argomento, qualunque sia l’uditorio.

Vogliono passare, a tutti i costi, per portatori di idee originali, nettamente distinguibili dalle altre, uniche, nella falsa convinzione che, solo per via della loro unicità, le idee che esprimono meritino di essere notate, di essere prese in considerazione.

Per queste persone, affette da un bisogno patologico di protagonismo, il valore di un’idea non dipende dal suo contenuto ma dalla sua “diversità”, vera o falsa che sia (a volte viene costruita apposta).

Il bisogno che hanno di essere notate, di attirare su di sé l’attenzione, di essere “protagonisti”, le spinge a non accettare, a non condividere mai, pur di passare per “originali”, una posizione, qualunque essa sia, espressa da altri.

A queste persone calza in maniera perfetta la famosa battuta di Michele, il protagonista di Ecce bombo, uno dei film più noti di Nanni Moretti : “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?

Non importa se quella che rifiutano a prescindere è una posizione condivisibile, accettabile, l’importante per loro è non essere confusi con altri, non perdere la loro individualità, che con tanta fatica cercano di costruirsi.

Per queste persone, che si ritengono (e, soprattutto, vogliono essere ritenute) depositarie, sempre e su tutto, di un’opinione “originale”, fuori dal coro, che identificano con “la” verità, il motivo di ciò che accade è sempre “un altro”, la spiegazione di un problema è sempre “altro”, rispetto a quello che viene indicato dai loro interlocutori, anche se questi sono più competenti nella materia trattata.

Quello che proprio non concepiscono è il fatto che si possa essere d’accordo con un’idea espressa da un altro.

Quest’idea, più diffusa di quanto non si pensi, di far discendere necessariamente una presunta qualità dal fatto di essere una minoranza porta a considerare portatori di qualità persone che in realtà devono il limitato interesse che suscitano alla bassa qualità, all’inconsistenza, delle loro idee.

Alcuni arrivano addirittura a compiacersi dello scarso interesse che suscitano, considerando questo come segno della qualità di ciò che esprimono.

Di esempi ce ne sono tanti, nei campi più diversi: dal mondo dello spettacolo a quello dei libri, a quello della politica, a quello dell’arte.

Se è vero, con riferimento a quest’ultimo campo dell’attività umana, che la Storia è piena di casi in cui un’opera d’arte, al suo apparire, non è stata compresa come l’autore avrebbe meritato, è altrettanto vero che un’opera che, al suo esordio, non riesce a catturare l’interesse non è, solo per questo motivo, meritevole di essere considerata un’opera d’arte.

In uno degli ultimi film di Luchino Visconti, Gruppo di famiglia in un interno, il personaggio interpretato da Burt Lancaster dice : “I corvi vanno a schiere, l’aquila vola sola“.

Non è che, però, siccome “i corvi vanno a schiere, l’aquila vola sola”, se un corvo vola da solo per ciò stesso diventa un’aquila.

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