Archivio | dicembre, 2014

Prima ancora della terapia, quella che manca è una corretta diagnosi.

11 Dic

Sta facendo discutere il discorso tenuto ieri all’Accademia dei Lincei da Napolitano.

Leggendone il testo, scritto, come al solito, in quello stile ampolloso tipico di questo Paese (mi è venuto in mente un passo dei Promessi Sposi “quelle gride, ripubblicate e rinforzate di governo in governo, non servivano ad altro che ad attestare ampollosamente l’impotenza de’ loro autori”), mi sono soffermato in particolare su un passo che trovo francamente incredibile, questo:

non deve mai apparire dubbia la volontà di prevenire e colpire infiltrazioni criminali e pratiche corruttive nella vita politica e amministrativa”.

Cosa dire? Si resta senza parole a sentire il principale rappresentante politico di questo Paese, il garante della nostra Costituzione, pronunciare, con riferimento a fenomeni come le infiltrazioni criminali e pratiche corruttive nella vita politica e amministrativa, parole come prevenire e colpire.

Mi rendo conto che ormai da tempo le parole vengono usate per colpire, per impressionare chi le ascolta, senza minimamente curarsi dell’esistenza di un legame con quello che è il loro reale significato, ma come si fa a sentire parole che esortano i cittadini italiani a non avere dubbi (!) sulla volontà di  prevenire e colpire infiltrazioni criminali e pratiche corruttive nella vita politica e amministrativa del Paese più corrotto d’Europa?

Come si fa, se si pensa che questo è il Paese nel quale, fin dalla nascita del cosiddetto “Stato unitario” (altra parola, unitario, usata a sproposito, dal momento che non esiste entità più disunita), parti significative del territorio sono in mano alla criminalità organizzata, che in alcuni casi è arrivata al punto di mettere propri uomini nei posti di rappresentanza delle istituzioni formali, portando in tal modo i cittadini a non distinguere fra criminalità organizzata e Stato?

Se non si è capaci di fare una corretta diagnosi, com’è pensabile che si possa individuare la corretta terapia?

Ma forse fare diagnosi sbagliate non è segno d’incapacità, forse è una tecnica adottata con intenzione, perché chi la usa sa bene che questo Paese non è in grado di sottoporsi alla corretta terapia.

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