Le atrocità di Parigi: ultimo episodio di una strana guerra.

15 Nov

Ciò che colpisce dei fatti come quello di venerdì sera a Parigi è la netta asimmetria delle modalità operative dei soggetti in campo.

Da una parte del campo (quelli che attaccano) c’è un uso senza alcuno scrupolo, senza alcuna regola da rispettare, in nome di alcuni “valori”, delle armi, dall’altra (quella dei soggetti ai quali è affidata la difesa di chi viene attaccato) c’è il continuo richiamo al rispetto di altri “valori”, che nulla hanno a che vedere con quelli che muovono gli attaccanti.

Si dice che quella in atto sia una guerra.

A parte il fatto che si tratterebbe di una guerra ormai in atto da tanti anni (le guerre, in genere, hanno una data di inizio ed una di fine, sancita dalla firma di un trattato di pace), di una guerra che, anzi, più passano gli anni e più si estende (anche nei Paesi musulmani), più aumenta di intensità, si deve ammettere che si tratta di una strana guerra, di una guerra molto particolare: da una parte c’è chi la vuole vincere, dall’altra c’è chi deve ancora decidere se vuole davvero combatterla.

Si considerino, per esempio, le diverse modalità con le quali i due “schieramenti” ricorrono all’uso delle armi: da una parte c’è chi le usa per primo, per colpire a morte un nemico inerme (solo per parlare degli ultimi episodi di questa strana guerra, si pensi all’abbattimento di pochi giorni prima dei fatti di Parigi dell’aereo civile russo nei cieli dell’Egitto), dall’altra c’è chi le armi le usa solo seconde precise regole di comportamento.

Si può continuare ad essere tolleranti con chi è intollerante, ad arrampicarsi sugli specchi per cercare giustificazioni per fatti ingiustificabili, a richiamare al rispetto di certi valori (non condivisi), a parlare della necessità di integrare persone che non hanno alcuna intenzione di integrarsi (quello che in tanti vogliono è invece distinguersi, apparire diversi), di parlare di cose che non esistono (come l’Europa unita), o impraticabili (come il coinvolgimento dei Paesi arabi).

Ma almeno non si illudano milioni di persone dicendo che in questo modo si vincerà questa strana guerra.

Al netto, ovviamente, di quelli che non chiedono altro che di essere illusi.

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