Archivio | febbraio, 2016

Manipolare è facile, ma lo è anche smascherare i manipolatori

29 Feb

Fare riferimento all’articolo 1 della Costituzione italiana per affermare, utilizzando la “Carta” come comoda copertura, che “la sovranità appartiene al popolo”, tralasciando la parte che segue, nella quale è scritto “che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, è un classico esempio di manipolazione della realtà.

Allo stesso modo, fare riferimento all’articolo 11 della nostra legge fondamentale per affermare che “l’Italia ripudia la guerra” senza però aggiungere che la frase completa che apre quell’articolo è “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” ne è un altro chiaro esempio.

Nel primo caso lo scopo del manipolatore di turno è quello di portare chi legge/ascolta a concentrare l’attenzione sulla parola “popolo”, parola tanto cara ai tanti populisti ed ai numerosi demagoghi, allo scopo di sollecitare gli istinti delle folle, ben sapendo che queste non aspettano che questo richiamo.

Nel secondo le parole obiettivo sulle quali il manipolatore vuole accendere i riflettori sono “ripudia la guerra”, stando bene attento a mantenere nascoste, in ombra, quelle immediatamente successive, che dicono “come strumento di offesa”, dal momento che altrimenti (con la limitazione di campo che quelle parole indicano) il suo giochetto potrebbe venir fuori.

In entrambi i casi lo scopo, evidente, che il manipolatore di turno vuole ottenere è quello di far vedere/sentire solo una parte della realtà, quella che fa comodo alla tesi che vuole sostenere, a quella realtà artificiale che vuole creare manipolando a suo piacimento, come fossero di argilla, le parole che descrivono la realtà vera, che pure esiste.

Ma in entrambi i casi, così come in tanti altri, è facile smascherare il manipolatore di turno.

Sempre che si sia informati su quello che accade, e sul perché accade, o che lo si voglia essere.

Sempre che non si preferisca restare nella caverna, ad osservare le ombre, illudendosi che siano la realtà.

Annunci

Non c’è niente da fare, gli italiani hanno paura delle parole.

27 Feb

Gli italiani hanno paura delle parole.

Sempre più numerosi sono gli episodi che confermano questo lato del carattere nazionale, sempre più diffusa è l’abitudine di nascondere quel che si pensa, di usare parole ambigue, di evitare come la peste un linguaggio semplice, chiaro, diretto.

La convinzione che le cose nascano con le parole e siano quello che le parole di volta in volta indicano può portare anche a negare l’evidenza delle cose.

Qual è il motivo di questo comportamento?

Paura, vigliaccheria, opportunismo, ipocrisia?

Le cause possono essere diverse, ma il risultato è uno solo: confusione.

E nella confusione si può sempre dire di non essere stati compresi, di essere stati fraintesi.

È così che un’intimidazione come quella della quale è stato recentemente oggetto Angelo Panebianco all’Università di Bologna è diventata contestazione.

È così che il governo italiano, anche quando, nei fatti, partecipa ad una guerra, dice di non essere in guerra

Quanti sforzi, in questo secondo caso, di evitare di usare la parola guerra, di apparire in tal modo rispettosi della Costituzione (la tanto decantata Costituzione, che non solo è da sempre non applicata ma che in larga parte è pure inapplicabile).

Confusione e ambiguità, due caratteristiche tipicamente italiane.

Basta leggere il proclama Badoglio.

Con quel messaggio, letto alla radio il giorno 8 settembre 1943, Badoglio rese pubblica agli italiani l’entrata in vigore dell’armistizio, firmato cinque giorni prima nei pressi di Cassibile, frazione di Siracusa.

Si ricorse all’uso della parola armistizio pensando in tal modo di far passare come tale quella che in realtà era una resa senza condizioni (per di più resa pubblica un’ora prima dal generale Eisenhower).

E come se bastasse quello scambio di parole, quel proclama fu scritto in modo così ambiguo che la confusione che ne derivò fu tale che molti pensarono che fosse stata annunciata la fine della guerra.

Non basta cambiare la parola per cambiare la cosa.

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: