Archive | aprile, 2016

I fenomeni storici sono qualcosa di più complesso di un semplice episodio

15 Apr

Uno dei segnali più evidenti della decadenza culturale di questi anni è sicuramente la superficialità con la quale si affrontano temi dei quali non si è in grado di cogliere la complessità.

Ma, d’altra parte, com’è pensabile cogliere la complessità di una questione se non se ne ha la capacità, se si è deboli di pensiero?

Com’è ormai consuetudine si cercano sempre risposte facili ad ogni genere di domande.

Non solo, si cercano anche collegamenti immediati tra i fatti, nella convinzione diffusa che, laddove alcuni di essi siano tra di loro collegati da un rapporto di causa-effetto, vi sia sempre un rapporto di 1 a 1 (ogni effetto riconducibile solo ad una causa) e che l’effetto debba necessariamente rivelarsi immediatamente dopo il verificarsi della relativa causa.

Come se i collegamenti temporali tra effetto e causa fossero dello stesso tipo di quello tra l’accensione di una lampadina e l’attivazione dell’interruttore al quale è collegata.

Questa povertà di pensiero è apparsa in tutta la sua evidenza in occasione dei tanti commenti sul degrado di Roma, emerso a seguito dell’inchiesta “mafia capitale”, degrado da tanti collegato solo agli ultimi anni.

Per di più, si pensa di avere a che fare con un episodio, e non invece con un fenomeno, peraltro complesso, evidentemente non cogliendo le differenze tra i due.

Un conto è, per esempio, avere a che fare con la vita di una persona, un altro con il suo carattere.

Nel primo caso c’è una data d’inizio, certa, nel secondo no: il carattere delle persone è qualcosa che si forma col tempo, non nasce in un determinato momento.

E in più è il risultato dell’azione di molti elementi.

L’incapacità di distinguere “episodio” (per esempio, la fondazione di Roma) da “fenomeno” (il suo degrado) porta, tra l’altro, a pensare che si possano porre domande come “quando cominciò quel fenomeno?” come se si chiedesse “quando accadde quell’episodio?”.

Questa superficialità risulta ancora più evidente quando si ha a che fare con fenomeni storici.

La Storia è una successione di fatti, ma non a tutti i fatti è possibile associare un’esatta data di inizio e di fine.

Vi sono fatti che non sono trattabili come fossero dei segmenti, con un punto d’inizio, una lunghezza temporale ed un punto di fine.

In molti casi la Storia è un continuum, qualcosa di ben diverso, più complesso, di una semplice successione cronologica di eventi.

Pensare che per tutti gli eventi storici sia possibile individuare una precisa data di inizio è segno di debolezza di pensiero, di senso banale della realtà, significa non cogliere la complessità della Storia, non avere idea delle connessioni reciproche che esistono tra gli eventi che si susseguono.

Non si ha a che fare con la vita di un individuo, con una data di nascita ed una di morte.

Vi sono fenomeni storici che hanno origine in eventi accaduti prima che quei fenomeni risultino evidenti, in tempi più o meno lontani dal momento della loro visibilità, dal momento in cui a quei fenomeni viene associato un nome (le cose esistono prima del loro nome).

La relazione di causa-effetto che lega tra di loro alcuni eventi storici non si manifesta immediatamente dopo il verificarsi dell’evento/degli eventi causa.

Vi sono fenomeni che si manifestano dopo un lungo periodo d’incubazione, parecchio tempo dopo che sono accaduti gli eventi che hanno creato le condizioni perché accadessero e dopo che sono accaduti gli eventi che hanno creato le necessarie occasioni.

Cercare la data di origine e di fine di ogni evento storico è una cosa priva di senso, prima ancora che impossibile.

A proposito dell’intervista di Bruno Vespa a Salvo Riina

7 Apr

Il problema al centro dello scandalo suscitato dall’intervista di Bruno Vespa a Salvo Riina non dovrebbe essere chi viene intervistato ma il motivo per il quale viene intervistato e, soprattutto, chi conduce l’intervista, e come la conduce.

La domanda che ci si dovrebbe porre dopo aver sentito l’intervista di ieri sera di Bruno Vespa a Salvo Riina è una, semplice:

che cos’ha rivelato l’intervistato di così importante da giustificare l’intervista, quali sono le rivelazioni che l’evento presentato come “scoop giornalistico” ha fornito a chi l’ha visto?

C’è stata, per esempio, da parte dell’intervistato, una condanna morale del padre per gli omicidi per i quali questo sta scontando l’ergastolo?

C’è stata, sempre da parte dell’intervistato, una dissociazione dal mondo nel quale è nato e cresciuto?

E la risposta, altrettanto semplice, è una sola: nulla, nessuna rivelazione, nessuna condanna, nessuna dissociazione, né nel libro né nell’intervista.

E allora, per quale motivo Bruno Vespa ha organizzato quell’intervista?

E soprattutto, per quale motivo la Rai l’ha mandata in onda, dopo averla visionata (com’è noto Porta a Porta non va in diretta)?

Per quanto riguarda la motivazione di Bruno Vespa, credo che questa vada ricercata nella sua aspirazione ad essere considerato alla pari dei giornalisti che hanno fatto la storia della Rai (penso a Sergio Zavoli, a Enzo Biagi, a Piero Angela).

A mostrare però quanto questa aspirazione poggi su fragili basi basta poco: basta ricordare, per esempio, il primo “scoop” di Bruno Vespa, quando, nel dicembre 1969, annunciò in tv l’arresto di Pietro Valpreda quale colpevole della strage di piazza Fontana e quando, sempre in tv, disse, a braccetto con Arnaldo Forlani, che il suo editore di riferimento era la Democrazia Cristiana (ma il riferimento di un giornalista non dovrebbero essere i fatti?).

Quanta differenza con le interviste di Sergio Zavoli ai terroristi e di Enzo Biagi a Tommaso Buscetta.

E che distanza siderale, a proposito di interviste di mafiosi, con quella che considero un’intervista esemplare, quella che Ennio Remondino fece a Gaetano Badalamenti nel 1994!

Venendo poi alle motivazioni che hanno spinto la Rai a trasmettere comunque l’intervista a Salvo Riina, nonostante la mancanza di un suo reale valore giornalistico, come non considerare che il principale motivo, al di là delle dichiarazioni ufficiali, è stato semplicemente il desiderio di fare ascolti?

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