A proposito dell’intervista di Bruno Vespa a Salvo Riina

7 Apr

Il problema al centro dello scandalo suscitato dall’intervista di Bruno Vespa a Salvo Riina non dovrebbe essere chi viene intervistato ma il motivo per il quale viene intervistato e, soprattutto, chi conduce l’intervista, e come la conduce.

La domanda che ci si dovrebbe porre dopo aver sentito l’intervista di ieri sera di Bruno Vespa a Salvo Riina è una, semplice:

che cos’ha rivelato l’intervistato di così importante da giustificare l’intervista, quali sono le rivelazioni che l’evento presentato come “scoop giornalistico” ha fornito a chi l’ha visto?

C’è stata, per esempio, da parte dell’intervistato, una condanna morale del padre per gli omicidi per i quali questo sta scontando l’ergastolo?

C’è stata, sempre da parte dell’intervistato, una dissociazione dal mondo nel quale è nato e cresciuto?

E la risposta, altrettanto semplice, è una sola: nulla, nessuna rivelazione, nessuna condanna, nessuna dissociazione, né nel libro né nell’intervista.

E allora, per quale motivo Bruno Vespa ha organizzato quell’intervista?

E soprattutto, per quale motivo la Rai l’ha mandata in onda, dopo averla visionata (com’è noto Porta a Porta non va in diretta)?

Per quanto riguarda la motivazione di Bruno Vespa, credo che questa vada ricercata nella sua aspirazione ad essere considerato alla pari dei giornalisti che hanno fatto la storia della Rai (penso a Sergio Zavoli, a Enzo Biagi, a Piero Angela).

A mostrare però quanto questa aspirazione poggi su fragili basi basta poco: basta ricordare, per esempio, il primo “scoop” di Bruno Vespa, quando, nel dicembre 1969, annunciò in tv l’arresto di Pietro Valpreda quale colpevole della strage di piazza Fontana e quando, sempre in tv, disse, a braccetto con Arnaldo Forlani, che il suo editore di riferimento era la Democrazia Cristiana (ma il riferimento di un giornalista non dovrebbero essere i fatti?).

Quanta differenza con le interviste di Sergio Zavoli ai terroristi e di Enzo Biagi a Tommaso Buscetta.

E che distanza siderale, a proposito di interviste di mafiosi, con quella che considero un’intervista esemplare, quella che Ennio Remondino fece a Gaetano Badalamenti nel 1994!

Venendo poi alle motivazioni che hanno spinto la Rai a trasmettere comunque l’intervista a Salvo Riina, nonostante la mancanza di un suo reale valore giornalistico, come non considerare che il principale motivo, al di là delle dichiarazioni ufficiali, è stato semplicemente il desiderio di fare ascolti?

Pubblicità, solo pubblicità, nulla a che vedere con l’informazione.

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