In Italia si vive come all’interno di un’enorme giara, dalla quale è impossibile uscire

2 Lug

La condizione nella quale ormai da tempo si vive in Italia, dove è praticamente impossibile uscire da situazioni che pure, a parole, vengono riconosciute essere assurde, grottesche, ricorda tanto quella descritta da Luigi Pirandello in una delle sue novelle più famose, “La Giara”.

Don Lollò Zirafa aveva imposto all’artigiano Zi’ Dima, al quale si era rivolto per riparare la sua giara che si era rotta, di adottare una tecnica che vedeva l’artigiano costretto a lavorare all’interno del grosso contenitore di terracotta.

Una volta che era risultato chiaro che Zi’ Dima era rimasto bloccato in quella che era diventata una vera e propria trappola, Don Lollò, che pure era stato l’ideatore di quella bella trovata, aveva preteso che il povero artigiano dovesse comunque uscire dalla giara ricucita, senza però romperla.

Cosa ovviamente impossibile.

Il dramma italiano è identico a quello descritto da Luigi Pirandello 110 anni fa: l’impossibilità di uscire da trappole che gli stessi soggetti intrappolati hanno contribuito a creare.

Come nella novella l’artigiano Zi’ Dima resta intrappolato all’interno della giara che egli stesso aveva ricucito, senza rendersi conto di quelle che sarebbero state le conseguenze del suo agire, così i cittadini italiani vivono intrappolati in un’inestricabile foresta cresciuta nel corso degli anni, con loro dirette e/o indirette responsabilità.

La situazione che si è venuta a creare negli anni è assolutamente paradossale, proprio come quella della giara di Pirandello.

Cambia solo la materia della quale è fatta la prigione: in quella si tratta di terracotta, in questa di leggi, norme, regolamenti, procedure, create dai vari parlamenti, vale a dire dalla massima espressione della volontà popolare, nel tentativo di regolamentare qualsiasi attività di un Paese assolutamente ingovernabile.

La sola differenza sta nel fatto che nella realtà manca la soluzione umoristica pensata da Pirandello.

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