Archivio | agosto, 2016

Quando l’architettura è in grado d’interpretare un ruolo-chiave nel processo di rigenerazione di una città.

21 Ago

Anni fa in Italia si è molto dibattuto a proposito di una battuta di una personalità politica nazionale, secondo la quale “con la cultura non si mangia”.

Come sempre succede nel Paese della chiacchiera, a quelle parole si è risposto con altrettante parole, solo parole, sempre parole.

Mai che queste vengano supportate da fatti, da numeri, per confermare o smentire quanto con esse affermato.

Per rendere evidente quanto quella battuta non corrisponda affatto alla realtà dei fatti basta fare riferimento a quanto accaduto a Bilbao nella fine degli anni ’90 del XX secolo, anni che hanno significato la rivitalizzazione di quella città basca, dopo la crisi industriale che l’aveva duramente colpita.

Quello che nel giro di pochi anni è accaduto in quella città del nord della Spagna è infatti la perfetta concretizzazione di un’idea, quella della cultura come motore economico delle città.

Il 1997, anno dell’inaugurazione del Museo Guggenheim di Bilbao, opera dell’architetto Frank Gehry (in quell’anno fu inaugurato anche il ponte Zubi Zuri, di Santiago Calatrava, forse l’unico ponte al mondo ricoperto da un tappeto, misura resasi necessaria per evitare che chi l’attraversa scivoli sul pavimento di vetro) non rappresenta però soltanto la data dell’inaugurazione di un nuovo museo.

Quello che è da tutti considerato uno dei capolavori mondiali dell’architettura contemporanea rappresenta infatti qualcosa di molto più importante di un contenitore di opere d’arte (anche se in questo caso l’opera d’arte più importante del museo è il museo stesso): sta ad indicare un nuovo modo di concepire una realtà museale.

L’effetto che il Museo Guggenheim ha avuto sulla città di Bilbao (e non solo in quella) non si è fatto sentire solo nel mondo dell’arte: un milione di visitatori l’anno è un dato economico, altro che “con la cultura non si mangia”!

Quello che è successo a Bilbao è ormai entrato nelle scuole di architettura e di urbanistica, nelle quali è noto come l’effetto Guggenheim: l’architettura come elemento-chiave nella nuova economia, a dimostrazione di come opere spettacolari possano agire come fattori rilevanti nei processi di rigenerazione urbana.

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