Archivio | dicembre, 2016

A proposito del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016

6 Dic

Davanti al cadavere di Salvatore Giuliano, Tommaso Besozzi, inviato del settimanale “L’Europeo”, pronunziò queste parole: “Di sicuro c’è solo che è morto”.

Oggi, alla luce dell’esito del referendum di domenica scorsa sulla legge che avrebbe dovuto riformare la Costituzione, si può solo dire: di sicuro c’è solo chi ha perso.

E invece non si contano quelli che ritengono di essere i vincitori del 4 dicembre 2016.

Il quadro risulta ancora più confuso se si considera che fra i sedicenti vincitori ce ne sono alcuni che ritengono di essere più vincitori di altri.

Vedere poi che ad intestarsi la vittoria è gente che in realtà conta quanto il due di picche conferma che, come al solito, la situazione italiana è grave ma non seria.

L’ampio margine con cui i NO hanno vinto dimostra, per esempio, l’ininfluenza della minoranza del PD (che in cuor suo sperava sì in una sconfitta del “sì” ma non con questo margine).

A questo proposito, viene ancora una volta confermato che non c’è niente che renda felici certi personaggi della sinistra italiana come la sconfitta di un esponente del loro schieramento.

A rendere le cose ancora più grottesche, ecco gli immancabili aruspici, già all’opera subito dopo l’esito del voto, impegnati a prevedere l’imprevedibile, quando non sono nemmeno in grado di capire cos’è già accaduto.

Ma poi, perché preoccuparsi della situazione venutasi a creare domenica sera?

Non è forse vero che un fine stratega della politica italiana come Massimo D’Alema (quello per il quale la Lega era una costola della sinistra) ha detto che, in caso di vittoria del NO, sarebbero state sufficienti poche ore per formare un nuovo governo e pochi mesi per sfornare una nuova Costituzione?

E allora, di che cosa ci si preoccupa?

Di errori Renzi ne ha certamente commessi parecchi (a cominciare dai criteri adottati per la selezione dei suoi collaboratori), ma quelli più gravi sono senza dubbio due:

1. aver puntato tutto sulla voglia di semplificazione degli italiani, non tenendo conto che si tratta di un popolo che vive sugli azzeccagarbugli;

2. aver cercato di garantire la governabilità, non tenendo conto che l’ingovernabilità non è vista affatto come un problema dagli italiani, anzi, è proprio ciò che vogliono, dal momento che non accettano l’idea stessa di essere governati.

A furia di credere nella tecnologia, Renzi ha finito probabilmente per ritenere “reale” quello che invece è solo virtuale, costruito ad hoc, e per ciò semplice, lineare, ignorando in tal modo com’è fatto in concreto questo Paese, governato dal caos, nel quale la realtà supera la fantasia, nel quale l’incredibile è reale.

Per rendersene conto basta, per esempio, considerare il seguito di fan che un giornalista di destra gode presso la sinistra.

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