Archivio | aprile, 2017

A proposito di un’indagine su un carabiniere

13 Apr

La vicenda che vede coinvolto un capitano dell’Arma dei carabinieri nell’ambito del caso Consip si presta a tante considerazioni, di carattere generale, non limitate cioè a questo specifico fatto di cronaca, ma non è di questo che parlo in questo post.

Quello che secondo me è più interessante evidenziare ha a che vedere con qualcosa che ricorre spesso in questo Paese, e cioè col modo con il quale vengono trattati i fatti, soprattutto da parte dei cosiddetti mezzi d’informazione.

Com’è noto, la Procura di Roma sta indagando su un capitano dei Carabinieri per falso.

Due i comportamenti di cui questo capitano è chiamato a rispondere: avere accreditato la tesi di un’ingerenza dei servizi segreti nel corso di alcuni accertamenti e avere attribuito la paternità di una frase, intercettata, ad una persona diversa da quella che in realtà l’aveva pronunciata.

Lo scopo di quest’indagine è stabilire la natura di questi comportamenti: sono da considerarsi errori oppure azioni messe in atto volontariamente, intenzionalmente?

Ovviamente, qualora a conclusione dell’indagine dovesse essere stabilito che in quei comportamenti c’era del dolo, sarà poi necessario domandarsi: perché li ha commessi?

E magari trovare la risposta.

Ma non è di questo caso che voglio parlare, quanto piuttosto del modo col quale questo caso, come tanti altri, viene affrontato.

Come detto, la definizione della natura di quei comportamenti è demandata ad un’indagine.

Solo alla fine di questa indagine sarà possibile sapere come vanno considerati quei comportamenti (l’indagine si fa proprio per questo motivo).

Eppure, nonostante ciò, molti commenti qualificano già quei comportamenti come “errori”.

Al di là delle opinioni che ciascuno può farsi in proposito, c’è però una cosa che trovo assolutamente priva di senso, in questo caso come in tanti altri: vedere come tanti commentatori basino le loro considerazioni dando per scontato che si tratti di errori, dando cioè come presupposto del loro ragionamento una cosa che è invece tutta da dimostrare.

Si tratta di un classico errore di logica, molto diffuso.

Si chiama “petizione di principio”.

Che lo commettano cittadini comuni è un conto, che invece lo commettano i professionisti dell’informazione o, più ancora, coloro ai quali è demandata l’amministrazione della giustizia, è un altro.

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