Archivio | settembre, 2018

Alla ricerca della causa prima

28 Set

Alcuni osservatori della politica italiana non fanno che sottolineare l’opportunità di considerare le cause che hanno portato alla situazione attuale, piuttosto che limitarsi a evidenziare le stravaganze del governo attualmente in carica.

Questo loro invito tende a non considerare “nuovo” il comportamento dell’attuale governo; sotto sotto sembra che vogliano dire “la colpa non è solo di quelli che ci sono ora, ma anche di quelli che li hanno preceduti”.

Anzi, secondo questo modo di ragionare, il “vero” colpevole sarebbe chi ha causato la situazione attuale.

Sarebbe interessante capire fin dove, fino a quale epoca, secondo questi osservatori, si dovrebbe risalire nella ricerca della causa della situazione attuale.

Forse fino alla “causa prima” aristotelica?

È sicuramente importante capire le cause che hanno portato ad una determinata situazione ma questa attività intellettuale non significa affatto, come si crede e si vorrebbe far credere, che di per sé determini l’uscita dalla situazione nella quale ci si trova.

E l’obiettivo dovrebbe essere questo, guarire dal male, e non limitarsi a capire perché ci si è ammalati.

Sempre che sia possibile guarire.

A me sembra che il momento nel quale la situazione ha cominciato a cambiare, in maniera irreversibile e in senso peggiorativo, sia da individuare nell’avvento della televisione, soprattutto quando se ne è scoperto l’immenso potere di strumento per vendere pubblicità.

Da quel momento in poi i cittadini sono stati trasformati in clienti, e siccome “il cliente ha sempre ragione”, ecco che assecondarne i gusti, dirgli quel che vuole sentire, è diventata la “missione” della tv.

Altro che informare!

Un dato essenziale, del quale non si tiene conto a sufficienza in questa ricerca delle responsabilità, è che le persone incapaci di ragionare in modo logico, razionale, non solo giungono a conclusioni sbagliate (e di conseguenza compiono scelte sbagliate), ma, proprio a causa di questa loro incapacità, non se ne rendono conto.

Il cuore del problema sta in quella incapacità, che impedisce di rendersi conto delle scelte sbagliate che si compiono.

L’istruzione sembrerebbe la soluzione più corretta, ma il problema è che la scuola è parte integrante del problema, essendosi rivelata incapace di formare adeguatamente chi la frequenta, di “produrre” individui dotati di capacità di pensiero critico, in grado di costruire argomentazioni logiche, di condurre un ragionamento complesso.

E questo fondamentale ruolo della scuola è ancora più importante in un’epoca in cui i social media trasformano miti, storie sentite in giro, banali voci, in fatti.

Gran parte dei naviganti in rete non è in grado di distinguere tra informazione reale e notizie che circolano liberamente nel web.

Ed essere disinformati è una condizione ancora peggiore che essere ignoranti: chi in mare non sa dove si trova è meno in pericolo di chi crede di trovarsi in un luogo diverso da quello nel quale in realtà si trova.

 

Le conseguenze non sono sempre contemporanee alle decisioni che le hanno determinate

8 Set

Da tanto tempo noto che in molte occasioni si fa fatica (a volte non ci si riesce proprio) a capire che le conseguenze di certi comportamenti, di certe decisioni, di certe azioni, non sono sempre immediatamente successive al verificarsi di quei comportamenti, di quelle decisioni, di quelle azioni.

In molti casi passano anche molti anni perché si manifestino le conseguenze di certi fatti.

Sempre più spesso si è portati invece a pensare che il collegamento temporale tra causa ed effetto (qualora il rapporto tra due fatti sia di questo tipo) debba essere immediato, come quello che c’è tra l’azionamento di un interruttore e l’accensione della lampadina a questo collegata.

Penso che questo singolare modo di pensare si sia rafforzato nel corso degli ultimi anni, sempre più caratterizzati da un appiattimento sul presente, sull’oggi, sull’immediato.

Basta un clic su un mouse, o una leggera pressione su un touch screen, ed ecco che appare una pagina, un’immagine, una fotografia: il rapporto temporale causa-effetto è immediato.

Questo fenomeno, per il quale si potrebbe usare il termine (brutto) “presentizzazione”, fa sì che la realtà, tutta, venga percepita come qualcosa privo di cause che non siano ad essa contemporanee, qualcosa che sia privo di radici profonde, di cause ben antecedenti a ciò che appare oggi.

Servirebbe conoscere la Storia, materia che invece è pressoché sconosciuta alla stragrande maggioranza delle persone.

Conoscendo, studiando gli avvenimenti accaduti prima di oggi, ci si renderebbe inoltre conto che in molti casi gli autori di certe decisioni, di certe scelte, di certe scoperte, non hanno nemmeno visto le conseguenze di quei fatti che li hanno visti protagonisti.

Va poi considerato il fatto che in alcuni casi certe decisioni prese nel passato hanno messo in moto meccanismi che gli stessi autori non si aspettavano e che, in ogni caso, si sono dimostrati incapaci di governare.

Un esempio, tra i più evidenti, è dato da Internet.

Da strumento pensato per migliorare la vita delle persone, per accrescerne la conoscenza, per rendere possibili cose prima impensabili, è diventato uno dei più grossi problemi delle società democratiche di tutto il mondo, un vero e proprio “mostro” fuori controllo.

Le migliaia di siti finalizzati a inquinare, attraverso l’uso dei social media, le elezioni in tutto il mondo, ne sono una chiara prova.

Sarebbe utile capire in quale momento la rete è diventata quello che è oggi, cos’è che l’ha trasformata da strumento utile a pericoloso.

Credo che tutto abbia avuto inizio verso la fine degli anni ’90, quando Internet cominciò ad assumere il ruolo di strumento finalizzato al mondo degli affari, un sistema avente come obiettivo principale quello di far soldi, sulla base dell’idea che tutte le attività dovessero basarsi sulla pubblicità.

Un sistema ancora più potente delle tv commerciali, che già negli anni ’80 avevano cominciato ad inquinare la società italiana, che aveva adottato stili di vita della società americana, già da anni segnata dal potere delle tv commerciali.

E se l’obiettivo è vendere pubblicità, risulta allora fondamentale catturare l’attenzione di chi naviga in rete per poter vendere pubblicità.

E se si conosce come son fatte le persone, com’è fatta la loro psicologia, catturarne l’attenzione, ricorrendo a qualsiasi mezzo, risulta un’impresa facile, banale.

Ecco che allora quello che vediamo oggi appare essere la naturale conseguenza di quel che avvenne alla fine degli anni ’90 del secolo passato.

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