Le conseguenze non sono sempre contemporanee alle decisioni che le hanno determinate

8 Set

Da tanto tempo noto che in molte occasioni si fa fatica (a volte non ci si riesce proprio) a capire che le conseguenze di certi comportamenti, di certe decisioni, di certe azioni, non sono sempre immediatamente successive al verificarsi di quei comportamenti, di quelle decisioni, di quelle azioni.

In molti casi passano anche molti anni perché si manifestino le conseguenze di certi fatti.

Sempre più spesso si è portati invece a pensare che il collegamento temporale tra causa ed effetto (qualora il rapporto tra due fatti sia di questo tipo) debba essere immediato, come quello che c’è tra l’azionamento di un interruttore e l’accensione della lampadina a questo collegata.

Penso che questo singolare modo di pensare si sia rafforzato nel corso degli ultimi anni, sempre più caratterizzati da un appiattimento sul presente, sull’oggi, sull’immediato.

Basta un clic su un mouse, o una leggera pressione su un touch screen, ed ecco che appare una pagina, un’immagine, una fotografia: il rapporto temporale causa-effetto è immediato.

Questo fenomeno, per il quale si potrebbe usare il termine (brutto) “presentizzazione”, fa sì che la realtà, tutta, venga percepita come qualcosa privo di cause che non siano ad essa contemporanee, qualcosa che sia privo di radici profonde, di cause ben antecedenti a ciò che appare oggi.

Servirebbe conoscere la Storia, materia che invece è pressoché sconosciuta alla stragrande maggioranza delle persone.

Conoscendo, studiando gli avvenimenti accaduti prima di oggi, ci si renderebbe inoltre conto che in molti casi gli autori di certe decisioni, di certe scelte, di certe scoperte, non hanno nemmeno visto le conseguenze di quei fatti che li hanno visti protagonisti.

Va poi considerato il fatto che in alcuni casi certe decisioni prese nel passato hanno messo in moto meccanismi che gli stessi autori non si aspettavano e che, in ogni caso, si sono dimostrati incapaci di governare.

Un esempio, tra i più evidenti, è dato da Internet.

Da strumento pensato per migliorare la vita delle persone, per accrescerne la conoscenza, per rendere possibili cose prima impensabili, è diventato uno dei più grossi problemi delle società democratiche di tutto il mondo, un vero e proprio “mostro” fuori controllo.

Le migliaia di siti finalizzati a inquinare, attraverso l’uso dei social media, le elezioni in tutto il mondo, ne sono una chiara prova.

Sarebbe utile capire in quale momento la rete è diventata quello che è oggi, cos’è che l’ha trasformata da strumento utile a pericoloso.

Credo che tutto abbia avuto inizio verso la fine degli anni ’90, quando Internet cominciò ad assumere il ruolo di strumento finalizzato al mondo degli affari, un sistema avente come obiettivo principale quello di far soldi, sulla base dell’idea che tutte le attività dovessero basarsi sulla pubblicità.

Un sistema ancora più potente delle tv commerciali, che già negli anni ’80 avevano cominciato ad inquinare la società italiana, che aveva adottato stili di vita della società americana, già da anni segnata dal potere delle tv commerciali.

E se l’obiettivo è vendere pubblicità, risulta allora fondamentale catturare l’attenzione di chi naviga in rete per poter vendere pubblicità.

E se si conosce come son fatte le persone, com’è fatta la loro psicologia, catturarne l’attenzione, ricorrendo a qualsiasi mezzo, risulta un’impresa facile, banale.

Ecco che allora quello che vediamo oggi appare essere la naturale conseguenza di quel che avvenne alla fine degli anni ’90 del secolo passato.

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