Tag Archives: Corte di Cassazione

Un’altra tappa della folle corsa di una nave allo sbando

1 Ott

Da ieri sera in Italia non si fa che parlare della telefonata mandata in onda dalla trasmissione televisiva “Piazza Pulita” (La7), telefonata nella quale Silvio Berlusconi sostiene di essere venuto a conoscenza di pressioni esercitate dalla Presidenza della Repubblica sulla Corte di Cassazione a proposito del famoso “lodo Mondadori”.

In una nota emessa nella stessa serata di ieri, l’Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica fa sapere che “quel che sarebbe stato riferito al Senatore Berlusconi circa le vicende della sentenza sul Lodo Mondadori è semplicemente un’altra delirante invenzione volgarmente diffamatoria nei confronti del Capo dello Stato“.

A parte il fatto che a me sembra che di delirante in tutta questa faccenda ci sia innanzitutto il fatto di aver consentito che le sorti di questo Paese continuassero ad essere nelle mani di certi personaggi, quello che trovo incredibile è che si continui a voler far credere che i problemi di cui soffre l’Italia dipendano da Silvio Berlusconi (confondendo la causa con l’effetto).

Ma non ci si rende conto che più si va avanti con questa telenovela e più risulta allucinante il fatto di aver promosso la formazione di un governo che, com’era facilmente prevedibile, sarebbe stato inevitabilmente condizionato dalle sorti di un uomo alle prese da anni coi suoi problemi giudiziari e sul quale per di più si sapeva da tempo che di lì a poco sarebbe arrivata la sentenza della Cassazione sulla condanna subita nel processo Mediaset?

O forse, sotto sotto, non ci si aspettava che la Cassazione confermasse quella condanna?

In realtà, i problemi di cui soffre questo Paese dipendono dai milioni di italiani che, nonostante tutto quello che in questi anni sia emerso su Silvio Berlusconi (anzi, forse proprio per questo), hanno continuato ad utilizzare lo strumento che la democrazia mette a loro disposizione per consentire a questo signore di continuare a curare, indisturbato, i propri interessi personali, infischiandosene altamente dei problemi degli italiani, anche di quelli di chi lo aveva votato.

Quello sul quale bisognerebbe riflettere è che i gravi problemi dell’Italia c’erano già prima della “discesa in campo” di Silvio Berlusconi e che continueranno ad esserci, ancora più gravi, anche dopo la sua uscita di scena.

Ma il dato che dovrebbe preoccupare di più è che continueranno ad esserci i tanti italiani che si riconoscono in personaggi simili.

Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie ma bordello!, scriveva Dante 700 anni fa.

Siamo sempre lì.

Un Paese incapace d’essere serio

2 Ago

E così, dopo una camera di consiglio incredibilmente lunga (sette ore per decidere su un banale caso di frode fiscale), la Corte di Cassazione ha confermato il giudizio di colpevolezza emesso nei mesi scorsi dalla Corte d’Appello di Milano nei confronti di Silvio Berlusconi a conclusione del cosiddetto “processo Mediaset”.

La cosa che più mi colpisce di questa vicenda, come di tutte quelle altre che hanno riguardato e continuano a riguardare Silvio Berlusconi, è la dipendenza della classe politica di questo Paese dalle sentenze emesse dal vertice della giurisdizione ordinaria, la sua incapacità di agire in maniera autonoma rispetto alla magistratura, secondo un proprio codice, che non fosse semplicemente quello penale.

Che cosa ha aggiunto questa sentenza a ciò che già si sapeva su Silvio Berlusconi, se non un formale “timbro tondo”?

Ma è mai possibile che ci si debba affidare alle sentenze di terzo grado per decidere sulla ammissibilità di una persona a ricoprire cariche pubbliche?

Neanche se la Corte di Cassazione fosse l’oracolo di Delfi!

Ma che Paese è mai quello nel quale si deve far ricorso ad una legge per affermare la non candidabilità di un condannato in via definitiva a cariche elettive e di governo?

Quali sono i criteri seguiti dai partiti politici italiani nella selezione dei loro candidati?

In generale, la cosa che trovo assolutamente incomprensibile di questo Paese, inaccettabile, priva di logica, di buon senso, è la convinzione che a stabilire l’ammissibilità o meno di ogni cosa debba essere una legge, per cui una cosa va fatta soltanto se c’è una legge che la impone o non va fatta soltanto se c’è una legge che la vieta.

Trovo che sia allucinante, oltre che ben triste, vivere in un mondo in cui a guidare le persone nelle loro scelte sia sempre una legge, dove sia considerato lecito compiere qualunque azione, tenere qualunque comportamento, purché non ci sia una specifica norma a vietarlo.

A conferma di quanto questa convinzione sia largamente diffusa ricordo che in più occasioni, nel corso della mia attività lavorativa, allorché facevo presente l’inopportunità (essendo, prima di tutto, illogiche) di alcune scelte, mi veniva obiettato che in fondo non c’era alcuna legge che le vietasse.

Troppo spesso purtroppo non ci si rende conto del rischio che si corre quando, ignorando le conseguenze che possono derivare da certe scelte, si agisce contro la logica, contro il buon senso, e questo anche se ciò dovesse avvenire nel pieno rispetto di ciò che non è vietato da una specifica norma di legge.

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