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A proposito delle prime misure adottate da Trump

30 Gen

Tra le reazioni che ci sono state alle prime misure adottate da Trump, quella che trovo più preoccupante è quella (espressa anche da alcuni conduttori di media) secondo la quale non ci si dovrebbe stupire più di tanto di queste misure dal momento che Trump non sta facendo altro che dar seguito a ciò che aveva promesso nel corso della sua campagna elettorale.

Anzi, secondo i sostenitori di questa posizione, questa “coerenza” andrebbe pure considerata un fatto positivo, un motivo di rispetto!

La cosa che trovo preoccupante in una simile posizione è la povertà di pensiero che traspare da queste parole (le parole esprimono sempre un pensiero), la banalità con la quale si affrontano gli argomenti, l’uso distorto che si fa della parola “democrazia”.

La cosa che fa cadere le braccia, tanta è la povertà di pensiero che traspare, è il pensare che la legittimità di una decisione presa da un eletto, quale che essa sia, derivi, semplicemente, dal fatto che questa sia stata preannunciata in campagna elettorale.

Di fronte a tanta povertà di pensiero si resta senza parole: cosa volete che si replichi a persone così povere, così misere?

L’aspetto ridicolo della questione è che a sostenere un simile punto di vista sia gente che non fa che ergersi a paladina della Costituzione.

Ma in fondo, se ci si riflette un po’ su, di cosa meravigliarsi?

Non è forse vero che la gran parte degli adulti di questo Paese non è capace di capire quel che legge (a cominciare dall’articolo 1 della Costituzione)?

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A proposito del probabile duello Trump-Clinton

2 Mar

Davanti a quella che ormai appare essere, con una probabilità sempre più alta, la candidatura dei repubblicani alle prossime elezioni presidenziali americane, sui media non fanno che susseguirsi le preoccupazioni legate a questa singolare candidatura.

Donald Trump è una minaccia per la democrazia, come lo fu Silvio Berlusconi”, è l’allarme lanciato in queste ore da molti commentatori.

A pronunciare queste parole sono soprattutto esponenti del cosiddetto mondo democratico, con alla guida alcuni di quelli che passano per intellettuali.

Lo scontro politico che si va delineando negli USA appare molto chiaro: da una parte c’è un candidato che punta sul popolo americano, che conosce bene e che per questo sa che si riconosce in lui, dall’altra ce n’è un altro che rappresenta solo una piccola parte del Paese (ma gli Stati Uniti d’America non si riducono a New York e Boston!) e che per questo punta sul voto degli immigrati, sempre più numerosi.

Sembra d’essere in Italia…

Ma la cosa che appare più paradossale in quest’allarme è la parte dalla quale proviene.

Sentir dire, da chi si professa democratico, che chi rappresenta il popolo è un pericolo per la democrazia è semplicemente ridicolo.

Per questi esponenti del doppiopesismo, il popolo (tanto amato, a parole) va bene solo quando si mostra d’accordo con le loro tesi.

In realtà molti di quelli che parlano in nome del popolo sono quanto di più lontano possa esserci da quello.

Il popolo non solo non lo conoscono ma lo temono, questa è la scomoda verità.

Quante volte si è arrivati anche all’uso brutale della forza per ribaltare quello che il popolo aveva espresso.

Sempre, ovviamente, in nome della democrazia…

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