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In Italia le larghe intese sono la regola, non un’eccezione.

3 Ott

Il colpo di scena andato in onda al Senato in occasione delle dichiarazioni di voto sulla fiducia richiesta da Enrico Letta mi ha fatto venire in mente il finale del film “La stangata”: il personaggio interpretato da Robert Redford, dopo che tutti gli spettatori l’avevano dato per morto, si rialza e continua la sua parte, come se nulla fosse successo.

Il motivo è molto semplice: si trattava di una finzione, di una sceneggiata (un film all’interno di un film).

Proprio quello che è successo ieri nell’aula del Senato del Parlamento italiano, dove in realtà non è successo nulla: quella alla quale abbiamo assistito è una banale farsa, nient’altro che una farsa.

E come meravigliarsi? Quello che caratterizza l’Italia nel mondo non è forse la commedia?

Non dimentichiamo che siamo il Paese del melodramma, della sceneggiata, non della tragedia.

E come ha reagito, davanti a quest’ennesimo colpo di teatro, Enrico Letta?

Dopo aver commentato con un “grande” la performance di quell’insuperabile attore che è Silvio Berlusconi, il nostro premier ha detto che dal voto di fiducia la maggioranza che regge il suo governo è uscita rafforzata (!).

Sono curioso di vedere come risponderà ora il duo democristiano Letta-Alfano a quest’ultima mossa di Berlusconi (che, guarda caso, nella sua dichiarazione di voto, proprio alla vigilia della riunione della commissione di giustizia del Senato che dovrà decidere sulla sua eventuale decadenza da senatore, ha detto di sperare ancora in una pacificazione).

Il primo dei due si ritrova ad avere come alleato di governo una persona che in una recente telefonata ha usato, riferendosi a Napolitano (a chi cioè è il principale sponsor di questo governo), parole per le quali l’Ufficio Stampa del Quirinale ha parlato di “un’altra delirante invenzione volgarmente diffamatoria nei confronti del Capo dello Stato“; il secondo … (beh, basta vedere l’espressione del suo volto dopo l’intervento del suo capo).

Ma la cosa più divertente, in questa versione italiana di “Hollywood party”, è vedere quanti commentatori si siano lanciati in tutti questi anni (e continuino a farlo ancora oggi) in elaborate analisi politiche nel tentativo di trovare una spiegazione razionale in scelte di fronte alle quali è sempre più evidente che, più che di politologi, c’è bisogno di medici specialisti.

A rendere la situazione ancora più surreale ci sono poi i tanti sepolcri imbiancati che si mostrano indignati per il fatto che l’attuale governo veda seduti attorno allo stesso tavolo i due partiti che alle ultime elezioni si erano presentati come “alternativi” (in campagna elettorale il PD aveva dichiarato che mai e poi mai avrebbe utilizzato i voti per allearsi col PdL ).

E siccome l’ipocrisia dei farisei non ha limiti, il governo attualmente in carica viene presentato come “un’eccezione”.

Nel suo discorso di ieri, il giovane democristiano Enrico Letta ha poi detto che in un Paese normale non ci si dovrebbe scandalizzare se schieramenti avversari collaborano per il bene comune.

Ora, a parte il fatto che l’Italia non è un Paese normale, a parte il fatto che non si capisce come sia possibile che ancora oggi si abbia la faccia tosta di dire certe cose (davanti a scene di un Paese allo sfascio, letteralmente mangiato da quelli che hanno sempre sostenuto di “agire per il bene comune”), quello che Enrico Letta finge d’ignorare è che “cooperare nell’interesse del Paese” presuppone l’esistenza di un comune quadro di riferimento e che questo è la nostra Costituzione.

Ma come si fa a parlare di “cooperazione nell’interesse del Paese” se uno dei due cosiddetti “cooperanti” rappresenta (per le persone che ne fanno parte e per come agisce) la negazione dei principi sanciti nella nostra Costituzione?

La verità (che ovviamente i “cooperanti” terranno sempre nascosta) è che quello che li accomuna (perché qualcosa che li accomuna c’è) è l’interesse a conservare i privilegi di cui godono, non certo la volontà di onorare nei fatti i principi della Costituzione!

Come al solito, si usano nobili parole per coprire vergognosi accordi.

 

P.S.

Alcune zone di questo Paese (nelle quali “cambiamento” è soltanto una parola di undici lettere) sono la dimostrazione vivente di quanto in Italia sia radicato il concetto di “larghe intese”, dove per “larghe intese” si intende (e questo prima che venisse coniata questa espressione) quel sistema di potere nel quale le differenze di schieramento servono soltanto a chi vuole dare l’illusione (e a chi vuole essere illuso) che esistano interessi contrapposti, quando in realtà chi detiene il potere (mi riferisco a chi detiene il potere vero, non certo alla ridicola classe politica di questo Paese, semplice strumento operativo) è, proprio per il potere che detiene, in grado di indirizzare, di condizionare, le scelte dalle quali dipende il mantenimento di certe posizioni di potere, e questo indipendentemente dalla presenza sul territorio di schieramenti politici che si presentano come diversi (e che quindi possono anche esistere, tanto fanno solo scena).

Con buona pace di tutti quelli che, aspettando Godot, sprecano tempo ed energie nell’attesa che “arrivino i nostri”, che arrivi cioè qualcuno che in realtà non esiste.

Il Bel Paese non si smentisce, non riesce proprio a non essere sé stesso

28 Set

Le scene allucinanti alle quali stiamo assistendo in questi giorni confermano, come meglio non si potrebbe, la fondatezza di quelle famose parole di Ennio Flaiano: La situazione politica in Italia è grave ma non è seria.

Quello che però trovo ancora meno serio è il fatto che in questi anni i mezzi d’informazione (?) di questo Paese abbiano fatto passare per politica quello che in realtà è uno spettacolo penoso, nel quale le scene ridicole (a volte surreali, a volte demenziali) non si contano.

E cosa si legge in questi giorni sui giornali italiani? Che l’attuale capo del governo (un governo assolutamente privo di credibilità agli occhi delle persone serie) ha bisogno ancora di un chiarimento!

Ma cos’è che ancora non ha capito?

E se così fosse, se ancora non ha capito, come si fa a fidarsi di uno al quale non sono bastati vent’anni per capire con chi ha a che fare (o che forse qualcosa ha capito, ma finge un’ingenuità che non ha)?

Ma come si può accettare il fatto che ancora oggi, nonostante le tante conferme già avute, possano esserci politici che non si rendono conto che certi comportamenti di quello che in Italia passa come partito del centrodestra (in realtà il PdL non solo non è un partito di centrodestra, non è neanche un partito politico, nell’accezione normale del termine) altro non sono che la semplice, logica, conseguenza della presenza, nella vita pubblica italiana, di un’anomalia che non ha riscontro in nessun altro Paese moderno?

E, a maggior ragione, come si può accettare il fatto che quelli che nei mesi scorsi, dopo le ultime elezioni politiche, hanno consentito, coi loro comportamenti, che quest’anomalia continuasse a condizionare la vita pubblica italiana giochino a tirarsi fuori dalle loro responsabilità?

In questa situazione c’è quasi d’augurarsi che chi si è manifestato disponibile a governare (si fa per dire) con questo centrodestra, chi ha consentito, con la nascita di questo governo, che Silvio Berlusconi potesse raggiungere uno dei suoi obiettivi dichiarati (il governo “di larghe intese”), abbia agito in condizioni “di non libertà”.

Perché se così non fosse, se cioè il disastro combinato dai fautori di questa mostruosa coalizione fosse il frutto di un loro libero, autonomo convincimento, beh, allora ci troveremmo di fronte a chiare manifestazioni di imbecillità e, come si sa, contro l’imbecillità anche gli dei sono impotenti.

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