Tag Archives: Mattarella

I segni comunicano più delle parole (a proposito del discorso di Mattarella).

5 Feb

Tra la marea degli applausi (42, in soli trenta minuti!) che hanno più volte interrotto il discorso che Sergio Mattarella ha pronunciato martedì 3 febbraio nell’aula di Montecitorio in occasione del suo insediamento alla carica di Presidente della Repubblica, quello che ho trovato più incredibile, surreale, è stato quello seguito alle parole “la lotta alla Mafia e alla corruzione sono priorità assolute“.

Come definire altrimenti il fatto che, tra quella “folla plaudente”, ci fossero tanti personaggi che, pur avendone avuta la possibilità, non hanno mai fatto nulla per contrastare efficacemente, con atti concreti, con comportamenti, entrambi questi fenomeni?

E che ve ne fossero anche di quelli che li hanno pure favoriti?

Per non parlare poi di quelli la cui presenza in quell’uditorio aveva a che fare con l’esistenza stessa della Mafia (e con quella della cosiddetta “antimafia”, che della Mafia è uno dei frutti velenosi) e di quelli che hanno utilizzato la corruzione come strumento per acquisire consenso elettorale.

E che dire della presenza alla cerimonia d’insediamento di chi pubblicamente ha definito “eroe” un individuo che faceva parte della Mafia, vale a dire di quell’organizzazione criminale che decretò l’uccisione di Piersanti Mattarella, fratello del nuovo Presidente della Repubblica, del nuovo Presidente della Repubblica che nel suo discorso coperto di applausi ha definito la lotta alla Mafia “una priorità assoluta”?

Ma questa lotta non si combatte solo con le leggi, o con le forse dell’ordine, o con vuote parole, o con la presenza a convegni, ma soprattutto, prima di tutto, con i comportamenti.

Davanti a questa “strana” presenza, giudicata da alcuni “inopportuna”, i tanti ipocriti di questo Paese si sono subito affrettati a trovare una giustificazione.

E l’hanno trovata (proprio come una delle tante gride manzoniane) nel cerimoniale del Quirinale, secondo il quale hanno diritto ad essere invitati, fra gli altri, gli ex Presidenti del Consiglio e i leader delle formazioni politiche.

E come dubitare del fatto che nel mare magnum delle norme di questo Paese non ci fosse una norma, un articolo, un paragrafo, un comma adatto alla bisogna!

Ma quel diritto permane anche in presenza di una condanna definitiva?

E tra quel “diritto” e il “dovere” di essere credibile, cosa prevale?

Ma non è tanto questo l’elemento di disturbo che ho colto in quella presenza.

A me, più che “inopportuna”, quella presenza è apparsa in stridente contraddizione con il contenuto del discorso di Mattarella, in particolare con quel richiamo alla speranza, proprio a quella speranza che Mattarella aveva voluto richiamare (assieme alle difficoltà dei cittadini di questo Paese) con le prime parole pronunciate nella sua veste di Presidente della Repubblica.

Il fatto che trovo incoerente, da un punto di vista logico, prima ancora che morale, è che Mattarella abbia invitato (o abbia accettato che fosse invitato) chi, pubblicamente, definì “eroe” una persona che faceva parte della Mafia, vale a dire di quell’organizzazione criminale che, non solo dovrebbe essere oggetto di una lotta che lo stesso Mattarella ha definito “priorità assoluta”, ma che decretò la morte di suo fratello Piersanti, ucciso a Palermo il 6 gennaio 1980.

Come ha fatto Mattarella a non tener conto del segnale che quella presenza può veicolare?

Un conto è il rispetto delle procedure, o la volontà di riappacificazione, o il perdono (che i cattolici non negano a nessuno), un altro è il rispetto che si deve alle parole.

Mi è sembrata, quella presenza, un segnale incoerente con la volontà, espressa con delle parole, di dedicarsi alle difficoltà ed alle speranze degli italiani.

Qualunque messaggio, se si vuole che venga creduto, deve essere prima di tutto credibile.

E per esser tale, occorre fornire segni che ne confermino la credibilità.

Una famosa pubblicità degli anni sessanta, riguardante una lozione capace, secondo la “promessa”, di far ricrescere i capelli, indicava, quale “segno” di conferma della credibilità della promessa, la comparsa sulla fronte di un “benefico rossore”, segno premonitore della promessa ricrescita.

È, per esempio, con un segnale come quello veicolato da quella presenza (poco importa se frutto di un cerimoniale) che Mattarella pensa di poter riaccendere la speranza dei palermitani onesti, morta la sera del 3 settembre 1982, con l’uccisione, a Palermo, di Carlo Alberto Dalla Chiesa?

Possibile che proprio un palermitano come Mattarella sottovaluti il fatto che i segni sono un mezzo di comunicazione molto più efficace delle parole?

Annunci

A proposito del nuovo Presidente della Repubblica

1 Feb

La scelta di Renzi di candidare Mattarella alla presidenza della Repubblica e, in particolare, quella di puntare tutto su questo nome, senza offrire, a nessuno, alcuna alternativa, è stata una mossa degna di un autentico uomo politico, di un abile giocatore di poker, di un vero erede di Niccolò Machiavelli.

Altro che i tanti parolai da salotto televisivo, che passano la vita a “riflettere”, ad “auspicare”, a “dibattere”, senza mai venire a capo di nulla, senza incidere nella realtà, senza decidere su nulla.

Dimostra soprattutto la capacità di Renzi di non rimanere intrappolato in rigidi schemi, di muoversi non in maniera lineare, prevedibile, ma di “saltare”.

Questa sua mossa mi ha fatto venire in mente la mossa del cavallo nel gioco degli scacchi.

E con essa il titolo di uno dei (pochi) racconti di Andrea Camilleri che trovo non banali.

Cos’ha a che fare, per esempio, l’indicazione di Mattarella, il più fedele erede di Aldo Moro (la quintessenza della vecchia Democrazia Cristiana), con la “rottamazione” e con il “cambiamento”, le due parole magiche che hanno caratterizzato l’ascesa al potere di Renzi?

Nulla, ad una prima, superficiale, lettura.

Proprio la scelta di Mattarella sta infatti a dimostrare quanto siano ridicoli gli slogan, tutti; è del tutto evidente quanto non sia assolutamente vero che essere giovane (anagraficamente) voglia dire, meccanicamente, essere capace di cambiare (in meglio), quanto sia privo di senso “rottamare” indistintamente tutto il passato, dove invece, a ben cercare, spesso si trovano utili indicazioni per il futuro.

La scelta di Mattarella non è un’evidente contraddizione con gli slogan di cui Renzi si è servito per conquistare il potere, è la mossa di un abile politico, pragmatico, spregiudicato, come deve essere un vero politico.

 

post scriptum: nelle sue prime parole da Presidente della Repubblica, Mattarella ha fatto riferimento alle difficoltà ed alle speranze degli italiani. Bene, vedremo (anche a breve) che ne sarà di una tra le più grandi speranze, quella di conoscere la verità sui tanti misteri italiani, a cominciare da quella sui tanti “cadaveri eccellenti”, per citare (non a caso) il titolo di uno dei più bei film di Francesco Rosi, ispirato all’opera di un altro siciliano, Leonardo Sciascia.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: