Tag Archives: Movimento 5 Stelle

E questa sarebbe la novità?

10 Ott

Eccoci alle prese con un nuovo caso di “scomunica” nel Movimento 5 Stelle.

L’ultimo (per ora) della serie riguarda due parlamentari (senatori) che avevano preso l’iniziativa (!), senza prima averne discusso in assemblea e quindi senza essere in possesso della preventiva autorizzazione del Movimento (le proposte devono prima essere discusse in assemblea e successivamente essere sottoposte, attraverso il web, all’approvazione del Movimento), di presentare un emendamento per abolire il reato d’immigrazione clandestina.

Non appena questa “botta di autonomia politica” è diventata di dominio pubblico, sul blog di Beppe Grillo è apparso un post, a firma dello stesso Grillo e di Casaleggio, nel quale si prendono le distanze dai due “liberi promotori” (indicati non come “senatori” ma come “portavoce del Movimento”), la cui iniziativa viene classificata, riducendone così la portata, come posizione del tutto personale.

Quello che mi ha colpito, in questo post, non è il richiamo (legittimo e, per certi versi, doveroso) al rispetto delle regole del Movimento, ma un passaggio, nel quale ho colto un elemento sul quale tutti dovrebbero riflettere attentamente.

Mi riferisco a quella parte del post nella quale si afferma che, se nel programma elettorale fosse stata inserita la proposta di abolizione del reato di clandestinità, il Movimento 5 Stelle avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico.

Questo vuol dire, al di là del caso specifico in questione, una cosa molto semplice: secondo i due fondatori del Movimento 5 Stelle, i temi di un programma elettorale vanno scelti in base alla loro capacità di attirare voti, non di migliorare il Paese.

Esattamente (per tornare al tema di quest’ultima “scomunica”) come la legge Bossi-Fini, nata solo per raccogliere facili voti.

E questa sarebbe la forza politica nuova?

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Il problema non sta nel puparo ma in quelli che accettano di fare i pupi

4 Apr

Ieri, per l’ennesima volta, Beppe Grillo è intervenuto sul suo blog per sconfessare uno dei suoi; in quest’ultimo caso si trattava di Vito Crimi, capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato.

Al di là della fondatezza e della condivisibilità dei motivi per i quali Beppe Grillo si sente sempre in dovere d’intervenire per richiamare i suoi seguaci al rispetto delle regole che gli stessi, liberamente e consapevolmente, hanno accettato nel momento in cui hanno deciso di aderire al Movimento 5 Stelle, devo dire che questi richiami pubblici non appena qualcuno “sgarra”, queste sconfessioni di persone alle quali è stato per di più affidato l’incarico di rappresentare nelle sedi istituzionali il Movimento, suscitano tanta tristezza: che pena vedere come tanti ragazzi e tante ragazze abbiano accettato di far parte di una comunità vissuta e gestita come se si trattasse di una setta religiosa.

Che tristezza vedere delle persone adulte accettare passivamente, senza reagire, di farsi umiliare, di farsi trattare da bambini, pur se a trattarli in questo modo è chi ha comunque dato loro la possibilità (a loro, in gran parte persone banali) di diventare dall’oggi al domani persone “famose”, per di più senza poter vantare alcun merito, a parte quello di saper utilizzare la tastiera di un pc.

Drogati dal web, succubi dell’illusione di un potere derivante unicamente dalla padronanza di banali tecniche, queste persone non si rendono conto dell’enorme distanza che separa il volere una cosa dall’ottenerla, della necessità di dover creare preventivamente le condizioni favorevoli perché possano accadere i fatti desiderati, della difficoltà della strada che occorre percorrere, passo dopo passo, per raggiungere gli obiettivi.

Beppe Grillo non fa che richiamare i suoi al rispetto delle regole del loro Movimento, ma prima ancora di queste ne esistono delle altre, di portata più generale, che occorre rispettare da parte di chi ha deciso d’impegnarsi nella vita politica italiana: sono le regole della democrazia parlamentare.

Un conto, per esempio, è rifiutarsi di fare accordi con chi si ritiene tenda a cooptare, altra cosa è rifiutare qualunque tipo di confronto (senza poi tener conto del fatto che fare accordi non significa necessariamente fare accordi al ribasso: si possono fare accordi, se se ne è capaci, al rialzo).

Rifiutare a priori qualunque tipo di confronto vuol dire che, anziché contribuire a costruire qualcosa di nuovo, anziché incidere nelle decisioni strategiche, anziché “spingere” ad adottare misure in linea con quelle del proprio programma, si sceglie di restare isolati, così sprecando il potere derivante dai voti presi alle ultime elezioni, voti che, se non utilizzati, andranno certamente da qualche altra parte.

La nomina di Laura Boldrini a Presidente della Camera e di Pietro Grasso a Presidente del Senato non sono forse il frutto del “potere” del M5S, “potere” che ha costretto Bersani a cambiare in fretta e furia i propri originari candidati (quelli sì espressione della “casta”)?

Chi accetta di agire in maniera meccanica, quale semplice esecutore di una volontà esterna, accetta di fare la parte dei pupi (dal latino pupus: bambino), incapaci di vita propria, dipendenti da un puparo che li manovri.

L’anti-partitismo non è anti-politica

27 Apr

In occasione delle celebrazioni del 25 aprile, il nostro presidente della Repubblica ha lanciato il suo ennesimo monito.

In quest’occasione ha messo in guardia gli italiani contro i pericoli dell’anti-politica, invitandoli a continuare a fidarsi dei partiti e a non “finire per dar fiato a qualche demagogo di turno”.

Per quanto riguarda i partiti (che pure ha invitato a riformarsi), Napolitano ha affermato che nulla può sostituirli.

A parte il fatto che non si capisce per quale motivo nel suo discorso Napolitano non abbia citato apertamente Grillo (è chiaro che era a lui che si riferiva quando parlava di “qualche demagogo di turno”), è evidente che per il nostro capo dello Stato (e così pure per tanti altri osservatori) il Movimento 5 Stelle è un chiaro esempio di anti-politica.

A me sembra invece che il Movimento di Grillo (al di là del merito delle sue prese di posizione) rappresenti la risposta ad un’evidente richiesta di partecipazione alla vita politica espressa da parte di tanti cittadini che mostrano apertamente di non credere alla funzione rappresentativa dei partiti.

La nascita e la crescita del Movimento 5 Stelle sono fenomeni che vanno interpretati come la conseguenza dell’anti-politica dei partiti (e non come causa dell’allontanamento da essi dei cittadini) e sarebbe ora che ci si rendesse conto (e questo da parte di tutti, a partire da Napolitano, che, come capo dello Stato, rappresenta tutti i cittadini italiani e non solo la parte, sempre più piccola, formalmente rappresentata dai partiti) che i partiti non possono essere considerati come la sola, riconosciuta, forma di partecipazione alla vita politica.

Ma come si fa a non vedere l’assurdità della situazione che è davanti agli occhi di tutti (almeno di tutti quelli che hanno ancora occhi per guardare e vedere): alcune associazioni di privati cittadini (tali sono infatti i partiti) hanno di fatto privatizzato lo Stato, vale a dire quanto di più pubblico possa esserci!

Ma come si fa ad invitare i cittadini italiani a continuare a fidarsi di quei partiti che si sono beffeggiati della volontà popolare espressa a suo tempo col referendum che chiedeva l’abrogazione del finanziamento pubblico di queste associazioni?

L’aspetto che trovo più assurdo in tutta questa situazione è che ormai in Italia i comici hanno assunto il ruolo che in un Paese normale sarebbe riservato ai filosofi.

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