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Sono le passioni a muovere i comportamenti umani, non la ragione.

4 Feb

Μῆνιν ἄειδε θεὰ Πηληϊάδεω Ἀχιλῆος οὐλομένην

Con queste parole si apre una delle storie più belle mai concepite dalla mente umana.

Si tratta dell’Iliade, un libro che ha influenzato la letteratura di tutti i tempi.

A proposito dei grandi classici della letteratura, credo sia un peccato che vengano letti (per di più solo parzialmente) soltanto a scuola.

La scuola ha il compito di farli conoscere, di creare le occasioni perché i ragazzi sappiano cos’è stato scritto, di cercare di accendere la loro curiosità.

Sta poi ai ragazzi, una volta cresciuti e diventati adulti, rileggere, con menti (si spera) più aperte, i libri che hanno incontrato per la prima volta sui banchi della scuola e scoprire quello che era contenuto in quelle pagine, quello che a quell’età non potevano vedere (forse intuire).

Ritornando all’Iliade, trovo sia limitativo dire che racconti solo la famosa guerra di Troia, avvenuta intorno al 1200 a.e.v.

Nell’Iliade, come nella successiva Odissea, c’è di più, molto di più.

In quei versi si parla infatti dell’essere umano, di che cos’è, di com’è fatto.

A cominciare da ciò che lo caratterizza più fortemente: le passioni.

Non c’è nulla infatti che determini i comportamenti umani più dei sentimenti.

E non è un caso che l’Iliade si apra e si chiuda con due passioni: l’ira e la pietà (l’ira è addirittura la prima parola).

L’ira di Achille, provocata dal rapimento di Briseide, e la pietà che lo stesso Achille prova nei confronti di Priamo, il re di Troia che arriva al punto di inginocchiarsi davanti all’uomo che aveva ucciso il suo Ettore e di baciarne le mani (proprio quella mano destra che aveva scagliato la lancia assassina).

Ma cos’è che fa scattare l’ira di Achille, cos’è che fa da innesco?

È l’onore, un altro dei sentimenti forti dell’essere umano (Briseide era infatti il dono d’onore che i Greci avevano assegnato ad Achille).

Com’è illusorio pensare che l’essere umano sia un essere razionale!

E che grande illusione è stata l’Illuminismo!

L’isola Eolia non può essere una delle Eolie

18 Gen

E all’isola Eolia arrivammo;

Con queste parole si apre il libro X dell’Odissea.

Da secoli si crede che l’isola Eolia, nella quale Ulisse giunge dopo l’avventura con Polifemo, sia una delle isole dell’arcipelago che si trova a nord della costa tirrenica della Sicilia, di fronte a Milazzo, tanto che a quelle isole fu dato il nome di Eolie.

Dopo essere stato trattenuto per un mese intero dal dio dei venti, Ulisse lasciò l’isola Eolia e, spinto solo dal vento Zefiro, si diresse verso Itaca.

Nove giornate di seguito navigammo di giorno e di notte, al decimo già si scorgevano i campi paterni, gli uomini intorno ai fuochi vedevamo, vicini.

Quasi giunti alla meta, i compagni di Ulisse sciolsero l’otre regalato da Eolo e all’improvviso i venti che il loro dio aveva rinchiuso in quell’otre uscirono fuori e riportarono la nave di Ulisse al largo, lontano da Itaca.

Le navi furono portate di nuovo all’isola Eolia, dalla quale Eolo, adirato, cacciò via Ulisse e i suoi compagni.

Ora, facendo riferimento al testo dell’Odissea, cercherò di spiegare perché l’isola Eolia non può essere una delle Eolie.

Il punto chiave sta nel fatto che nel viaggio che lo riporta nell’isola di Eolo Ulisse non attraversa lo Stretto di Messina!

Leggendo infatti il testo di Omero Ulisse attraversa lo Stretto solo due volte: la prima, dopo aver lasciato l’isola di Circe diretto a Itaca, lo attraversa da nord verso sud (la direzione non poteva che essere quella da nord a sud, dovendo raggiungere Itaca), la seconda, dopo aver lasciato la Sicilia, dopo che i suoi compagni avevano ucciso le vacche più belle del Sole, lo attraversa da sud verso nord, essendo spinto dal vento Noto (e venne subito il Noto, portando angosce al mio cuore, perché ancora indietro verso la rovinosa Cariddi tornassi).

Una volta chiarito che l’isola di Eolo non può essere una delle Eolie, resta aperta la domanda: qual è allora l’isola Eolia?

Ai fini di una sua corretta identificazione, la lettura degli “Atti degli Apostoli” di Luca fornisce utili indicazioni.

Luca scrive infatti che la nave sulla quale Paolo, fatto prigioniero dai romani, veniva condotto a Roma (Paolo volle essere condotto a Roma, dove arrivò nel 62 d.C., perché, come civis romanus, aveva rivendicato il diritto di essere giudicato dall’imperatore),dopo essere salpata da Creta fu colpita da una tempesta e fece naufragio nell’isola di Malta.

Come la nave di Paolo, anche quella di Ulisse fu colpita da una tempesta mentre si trovava nella zona greca del Mediterraneo.

E come la nave di Paolo, anche quella di Ulisse fu spinta verso ovest (considerate le avventure successive alla cacciata dall’isola di Eolo, Ulisse con la sua nave non potè che essere spinto verso ovest).

Osservando ora una carta del Mediterraneo, e considerando le correnti che lo percorrono, l’ipotesi che anche Ulisse, come Paolo, sia stato spinto dalla tempesta che lo colpì mentre si trovava nel Mediterraneo greco (Itaca non è poi così lontana da Creta) sulle coste dell’isola di Malta appare un’ipotesi molto probabile.

 

 

 

 

 

 

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