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Che fine ha fatto il pensiero critico?

13 Set

Ormai la Storia non è più oggetto di studio, di approfondimento; da qualche anno a questa parte è diventata oggetto di continue revisioni.

Queste revisioni, però, oltre ad essere spesso delle vere e proprie invenzioni, sono caratterizzate dal fatto di essere condotte in gran parte da persone mosse non dal desiderio di conoscere la verità riguardo a fatti del passato ma solo dalla voglia di trovare, nel mare della rete, appigli alle loro convinzioni, al fine di rendere quei fatti così “revisionati” compatibili con il loro obiettivo: quello di una storia al servizio delle loro idee politiche, confondendo sempre più spesso i loro desideri e la realtà.

La strumentalizzazione di libere interpretazioni di fatti storici è ormai prassi.

In psicologia c’è un termine che descrive molto bene questo fenomeno: si tratta del cosiddetto bias di conferma.

Chi è vittima di questo meccanismo mentale, particolarmente potente quando in gioco ci sono temi che toccano convinzioni profondamente radicate nella mente delle persone, tende a indirizzare l’attenzione solo su determinate informazioni (su quelle che confermano le sue pregresse credenze) e ad ignorare quelle che invece le contraddicono.

Essere incapaci di disfarsi delle proprie convinzioni, anche se contraddette dall’esperienza, tendere a ricercare o ad interpretare le prove in modo che siano favorevoli alle proprie convinzioni, sono tutti segni di mancanza di pensiero critico.

Mancanza che trovo largamente diffusa in questi anni, favorita in questo da un uso sempre più massiccio dei social media da parte di persone sprovviste di idonei strumenti culturali.

Questi improvvisati “esperti” di Storia confondono una veloce navigazione in rete con quella che è una seria, approfondita, ricerca, che, com’è noto, dipende dalle fonti che si utilizzano (verso le fonti è bene esercitare sempre un sano scetticismo), dalla loro vicinanza temporale ai fatti dei quali parlano e, soprattutto, dalla loro affidabilità.

La cosa tragica è che questi “navigatori” nemmeno si rendono conto dell’enorme confusione che fanno.

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