Tag Archives: Roma

Un leader guida il suo popolo, un follower lo segue.

23 Set

La notizia che negli ultimi giorni ha polarizzato l’attenzione dei media italiani è stata senza dubbio quella del rifiuto della città di Roma di organizzare le Olimpiadi del 2024 (oltre, ovviamente, a quella del divorzio tra Angelina Jolie e Brad Pitt…).

Anche se, nel caso del rifiuto romano, si tratta di una non notizia, trattandosi di qualcosa già da tempo annunciato.

Leggendo le principali motivazioni fornite finora in merito al rifiuto si nota che queste sono state di due tipi: da una parte si è detto che in tal modo si è voluto evitare che i soldi che sarebbero arrivati a Roma finissero nelle mani di intrallazzatori e criminali, dall’altra si è detto che si è voluto evitare che la capitale d’Italia vedesse aumentare ancora di più il proprio debito (del quale peraltro nemmeno si conosce l’esatto ammontare).

Accanto a queste motivazioni ufficiali risulta però più che legittimo leggerne anche altre.

Come non leggere, per esempio, dietro quel NO, una fuga dalle proprie responsabilità e, cosa ancora più allarmante, un’ammissione d’incapacità di gestire correttamente un evento complesso?

Non sarebbe stato logico attendersi, da parte di chi ha chiesto a gran voce di essere messo alla prova, di dimostrare in concreto, avendone la possibilità, la propria capacità d’impedire che soldi pubblici finissero nelle tasche di intrallazzatori e di criminali?

Non sarebbe stato logico attendersi un’assunzione di responsabilità in tal senso?

Per quanto riguarda poi la seconda motivazione ufficiale, quella che vede alla base del rifiuto la volontà di evitare un aggravio del bilancio comunale, come non pensare che dietro quel NO agli sprechi ci sia, accanto alla paura di fallire, anche una mancanza di capacità di guardare oltre il breve termine, una mancanza di capacità strategiche?

Il problema è che molti di quelli che oggi vengono impropriamente chiamati leaders sono in realtà dei semplici followers: anziché guidare il loro popolo ne seguono le voglie, mutevoli come queste.

E cosa c’è di più semplice, soprattutto in certi ambienti, che puntare a guadagnare popolarità mostrandosi “contro”, sfruttando in tal modo il consenso di quelli che hanno nell’essere “contro” la loro ragione di vita?

Cosa c’è di più comodo che sfruttare il fatto che essere “contro” viene da molti vissuto come atto di libertà, di ribellione contro le ingiustizie (incuranti del fatto che essere “contro” a prescindere, sempre e comunque, può anche voler dire essere “contro” il buon senso, “contro” la logica)?

Quello che non si capisce è che a guidare certe scelte non può essere solo la contabilità.

Il pensiero “corto”, che, assieme alla mancanza di pensiero critico, al fanatismo (in tutte le forme in cui questo si manifesti), è il vero cancro di questi anni, impedisce di capire che i ritorni di certi investimenti non si misurano solo in termini quantitativi e, soprattutto, che vanno valutati sul medio-lungo periodo.

Se poi si pensa che qualsiasi investimento debba essere valutato solo sulla base di un’analisi costi-benefici, tanto vale allora far gestire tutto ad un ragioniere.

O ad un algoritmo.

Sai quanti soldi si risparmierebbero!

P.S.:

A supporto della bontà della scelta di aver rinunciato, nell’interesse dei romani, ad ospitare a Roma le Olimpiadi del 2024 si è detto che le città che le hanno ospitate in passato si sono enormemente indebitate.

E a proposito di città indebitatesi per aver organizzato le Olimpiadi sono stati fatti diversi esempi.

Tra questi però non credo che aver citato Barcellona giovi alla causa: basta infatti conoscere la capitale della Catalogna, girare per le sue strade, per rendersi conto dell’importanza che quelle Olimpiadi hanno avuto per il rilancio di quella città.

I fenomeni storici sono qualcosa di più complesso di un semplice episodio

15 Apr

Uno dei segnali più evidenti della decadenza culturale di questi anni è sicuramente la superficialità con la quale si affrontano temi dei quali non si è in grado di cogliere la complessità.

Ma, d’altra parte, com’è pensabile cogliere la complessità di una questione se non se ne ha la capacità, se si è deboli di pensiero?

Com’è ormai consuetudine si cercano sempre risposte facili ad ogni genere di domande.

Non solo, si cercano anche collegamenti immediati tra i fatti, nella convinzione diffusa che, laddove alcuni di essi siano tra di loro collegati da un rapporto di causa-effetto, vi sia sempre un rapporto di 1 a 1 (ogni effetto riconducibile solo ad una causa) e che l’effetto debba necessariamente rivelarsi immediatamente dopo il verificarsi della relativa causa.

Come se i collegamenti temporali tra effetto e causa fossero dello stesso tipo di quello tra l’accensione di una lampadina e l’attivazione dell’interruttore al quale è collegata.

Questa povertà di pensiero è apparsa in tutta la sua evidenza in occasione dei tanti commenti sul degrado di Roma, emerso a seguito dell’inchiesta “mafia capitale”, degrado da tanti collegato solo agli ultimi anni.

Per di più, si pensa di avere a che fare con un episodio, e non invece con un fenomeno, peraltro complesso, evidentemente non cogliendo le differenze tra i due.

Un conto è, per esempio, avere a che fare con la vita di una persona, un altro con il suo carattere.

Nel primo caso c’è una data d’inizio, certa, nel secondo no: il carattere delle persone è qualcosa che si forma col tempo, non nasce in un determinato momento.

E in più è il risultato dell’azione di molti elementi.

L’incapacità di distinguere “episodio” (per esempio, la fondazione di Roma) da “fenomeno” (il suo degrado) porta, tra l’altro, a pensare che si possano porre domande come “quando cominciò quel fenomeno?” come se si chiedesse “quando accadde quell’episodio?”.

Questa superficialità risulta ancora più evidente quando si ha a che fare con fenomeni storici.

La Storia è una successione di fatti, ma non a tutti i fatti è possibile associare un’esatta data di inizio e di fine.

Vi sono fatti che non sono trattabili come fossero dei segmenti, con un punto d’inizio, una lunghezza temporale ed un punto di fine.

In molti casi la Storia è un continuum, qualcosa di ben diverso, più complesso, di una semplice successione cronologica di eventi.

Pensare che per tutti gli eventi storici sia possibile individuare una precisa data di inizio è segno di debolezza di pensiero, di senso banale della realtà, significa non cogliere la complessità della Storia, non avere idea delle connessioni reciproche che esistono tra gli eventi che si susseguono.

Non si ha a che fare con la vita di un individuo, con una data di nascita ed una di morte.

Vi sono fenomeni storici che hanno origine in eventi accaduti prima che quei fenomeni risultino evidenti, in tempi più o meno lontani dal momento della loro visibilità, dal momento in cui a quei fenomeni viene associato un nome (le cose esistono prima del loro nome).

La relazione di causa-effetto che lega tra di loro alcuni eventi storici non si manifesta immediatamente dopo il verificarsi dell’evento/degli eventi causa.

Vi sono fenomeni che si manifestano dopo un lungo periodo d’incubazione, parecchio tempo dopo che sono accaduti gli eventi che hanno creato le condizioni perché accadessero e dopo che sono accaduti gli eventi che hanno creato le necessarie occasioni.

Cercare la data di origine e di fine di ogni evento storico è una cosa priva di senso, prima ancora che impossibile.

A proposito dei recenti episodi di teppismo di Roma

22 Feb

I recenti fatti che hanno preceduto la partita Roma-Feyenoord confermano non solo lo strapotere del mondo del calcio nei confronti del resto della comunità e la rassegnazione con cui le città osservano, da ostaggi inermi, queste manifestazioni d’inciviltà, di violenza animale, ma, ancor di più, l’incapacità dello Stato italiano di difendere adeguatamente i propri cittadini, il territorio, dai pericoli, d’impedire che questi producano danni.

Dire che i fatti di Roma dipendono dall’esistenza di alcune frange di tifosi (ancora con questa buffonata di usare il termine “tifosi” per indicare quelli che sono invece dei teppisti) e non dall’incapacità, tutta italiana, d’impedire che dei delinquenti facciano quello che vogliono, è come dire, davanti al crollo, in occasione di un terremoto (avvenuto in un territorio di cui era ben nota la natura sismica), di edifici mal costruiti (per incapacità o per lucrare sul prezzo), che quei crolli dipendono dal terremoto e non invece da chi ha costruito, in quel territorio, edifici non in grado di resistere alle scosse.

L’esistenza di delinquenti (non solo nell’ambito del mondo del calcio), così come la sismicità di un territorio, sono dati di fatto e da essi non si può prescindere.

Chi lo fa mette in condizioni di grande rischio la comunità nella quale vive.

L’aspetto che però trovo più incredibile in occasioni come quella di Roma non è che non si faccia nulla per prevenire i danni causati dai pericoli ma che si imputi agli stessi pericoli, al fatto che esistano, la responsabilità di quello che inevitabilmente succede quando vengono lasciati liberi di produrre i danni collegati alla loro esistenza.

La cosa che trovo veramente assurda è che si pensi che fenomeni naturali come i terremoti, come la delinquenza, fenomeni che fanno parte del mondo reale, possano non esistere, che si possa prescindere dalla loro esistenza.

È come se, una volta preso fra le mai un vaso di vetro, si lasciasse poi la presa e, una volta che quel vaso si sia ridotto inevitabilmente in una massa di pezzi di vetro, s’imputasse poi all’esistenza della forza di gravità la responsabilità di quella rottura.

In sostanza, anziché organizzarsi per ridurre le probabilità che una situazione di pericolo possa produrre danni, ci si affida alla sorte, riponendo in essa le speranze che quel pericolo non dia vita ai danni che è in grado di produrre, oppure ai sogni, pensando ad un mondo privo di pericoli.

Tutto questo per nascondere la propria incapacità, la propria inadeguatezza.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: