Archivio | luglio, 2018

A scuola si dovrebbe imparare, prima di tutto, a ragionare.

12 Lug

Gli anni più formativi nella vita di uno studente sono quelli della scuola media inferiore.

In più, in quegli anni si forma l’impalcatura sulla quale, negli anni successivi, ciascun individuo costruirà la propria vita.

Ed è proprio in quel segmento temporale della vita che a scuola si dovrebbe agire per far sì che gli studenti possano sviluppare quelle capacità critiche necessarie per vivere degnamente, una volta adulti, la loro vita.

La scuola dovrebbe essere frequentata non solo per imparare le basi delle materie che poi si approfondiranno negli anni successivi ma, prima ancora e soprattutto, per imparare a ragionare, ad aprire la mente.

Ciò che importa non è che gli studenti imparino dei fatti ma che sappiano metterli in relazione tra loro, che riescano a vedere i collegamenti.

Ed è fondamentale che si impari a farlo in quegli anni, in cui il cervello umano è nella sua fase di massima plasticità.

Se si lascia passare invano quel periodo di tempo, tutto, poi, diventerà sempre più difficile.

A questo proposito, penso che potrebbe essere utile adottare un sistema d’insegnamento basato sulle associazioni, sui collegamenti, piuttosto che sulla rigida suddivisione per materie.

Spaziando da un campo all’altro del sapere, da una materia ad un’altra, da un’epoca storica ad un’altra, e facendo vedere come la Storia non sia costituita da una semplice successione di fatti, scollegati gli uni dagli altri, ma come ci sia un filo che li unisce.

Un paio di esempi, sperando che siano in grado di trasmettere quel che intendo dire:

1. studiando la figura di Carlo Magno, far vedere cosa avvenne in quegli anni nel resto del mondo, indipendentemente da quello specifico argomento e dalla materia “Storia medievale”;

2. parlando di Federico II, far presente che il 1215, anno in cui fece trasferire nella Cattedrale di Palermo le tombe che Ruggero II aveva fatto installare nel Duomo di Cefalù, la sua Cattedrale del cuore (una tomba era destinata a sé stesso e l’altra ad un altro esponente della famiglia reale degli Altavilla), è l’anno in cui fu firmata la Magna Charta, il primo documento a garanzia delle libertà individuali, e prendere spunto da questo fatto per parlare della Costituzione italiana.

Spaziare da un campo all’altro, da un tempo all’altro.

Nell’antichità il sapere non era suddiviso in compartimenti stagni, non comunicanti tra loro.

I filosofi, per esempio, erano anche matematici.

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Per vivere assieme agli altri serve sicuramente l’istruzione. Ma da sola non basta.

5 Lug

Ogni giorno che passa è sempre più evidente che il popolo italiano ha (ri)trovato in Matteo Salvini il suo leader naturale, quello che rappresenta in maniera efficace la sua natura più profonda, un misto di ignoranza, superstizione e fede (le cose sono evidentemente legate tra di loro).

Non è affatto casuale che si vadano facendo sempre più frequenti gli episodi di comportamenti in linea con le idee messe in circolazione dal leader della Lega, partito che non a caso ha tolto dalla sua sigla la parola “nord”, così da imporsi come partito nazionale (il consenso che Salvini ottiene nel Sud dell’Italia conferma che il tumore, che per trent’anni non è stato curato, ha ormai generato metastasi).

Sembra proprio che con la formazione del nuovo governo (il famoso governo del cambiamento) e, soprattutto, col ruolo in esso assunto da Salvini, il popolo italiano sia senta finalmente liberato dall’ipocrisia che lo costringeva a tenere repressi i suoi istinti, che si senta autorizzato a manifestare la sua vera natura, a non nasconderla più, a non doversene più vergognare (e d’altra parte, dov’è ormai la vergogna?).

C’è però da dire che Salvini non ha creato nulla di nuovo: il leader della Lega ha semplicemente (ri)svegliato il mostro che da sempre vive, mimetizzato, nella mente della maggioranza del popolo italiano, il famoso popolo tanto idealizzato e osannato, soprattutto dalla sinistra.

È evidente che chi ha costruito cattedrali (nel deserto) sul mito del popolo “naturalmente buono”, rovinato dalla “società”, faccia fatica ad accettare l’idea che il successo di gente come Salvini sia conseguenza di quel “popolo”, della sua infinita miseria umana.

Eppure non è difficile capire da dove nasce l’ostilità verso lo “straniero”: bisognerebbe studiare la Storia, avendo accanto un mappamondo.

Di certo però non basta conoscere: occorre avere una mente aperta, abituata al rapporto con gli altri.

E questa caratteristica non è qualcosa che si possa imparare: o la si ha o non la si ha, fa parte del proprio patrimonio genetico.

Pozzallo e Pontida, per esempio, sono luoghi che appartengono allo stesso Stato, ma di certo non alla stessa nazione.

Si tratta di popolazioni completamente diverse.

Si tratta di specie umane diverse.

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