La linea che separa l’area della ricerca delle cause da quella del giustificazionismo è molto sottile

27 Nov

 

In virtù del potere che hanno, le religioni sono state, da sempre, utilizzate per scopi politici, per conquistare il potere, vale a dire per finalità che nulla hanno a che vedere con la religione, ma che della religione si servono come un utile strumento.

Tra i tanti usi strumentali delle religioni, il cui elenco si perde nella Storia (il cui studio aiuta ad approfondire le questioni, a capire, a comparare), ne cito solo due, davvero emblematici, uno tedesco e l’altro italiano: la scritta Gott mit uns che compariva, in bell’evidenza, sulle fibbie dei cinturoni dei soldati della Wehrmacht e il riferimento a San Michele Arcangelo e all’Arcangelo Gabriele da parte della ‘ndrangheta.

Per quanto riguarda la capacità di penetrazione e di diffusione in una società dell’uso strumentale delle religioni, questo risulta tanto più facile quanto più, in quella società, è assente la capacità di ragionare liberamente, senza dogmi, quanto più è assente il senso critico.

Sicuramente sono più a rischio quelle società nelle quali vige la cultura del perdono, quella della recriminazione, quella del vittimismo.

La mancanza, in una società, dell’idea che il successo (spesso considerato una colpa, quasi un peccato, qualcosa di cui vergognarsi), la riuscita, dipendano innanzitutto dall’impegno individuale, dalle capacità di ciascuno, porta col tempo al radicamento, in quella società, del rifiuto del concetto di responsabilità personale.

Mancando quest’idea, gl’individui, così deresponsabilizzati, sono indotti a credere che se uno di loro non ce la fa è sempre colpa degli altri, della società, del sistema.

La conseguenza è quella di addossare sempre ad altri la responsabilità di ciò che accade, di ricercare sempre fuori da sé, all’esterno, le cause, di giustificare il mancato successo altrui soprattutto per giustificare il proprio.

Se poi si tiene conto degli effetti perversi che si producono in una società se in questa agiscono insieme, in piena sinergia, il perdonismo cattolico, il giustificazionismo, la tendenza ad usare il disagio sociale come passe-partout per giustificare l’ingiustificabile e l’uso ridicolo del politically correct (tutti elementi che agiscono da zavorra), allora il quadro che viene fuori è davvero desolante, senza speranza.

La linea che separa la zona nella quale abita la necessità di capire i motivi di quel che accade da quella dove invece vige il bisogno di giustificare, sempre e comunque, gli autori di certi comportamenti, anche di quelli ingiustificabili, è molto sottile.

Soprattutto in Paesi dove prospera un esasperato relativismo, e in particolare in quelle aree più ribelli, con una popolazione fortemente caratterizzata da una spiccata insofferenza verso qualunque forma di autorità costituita.

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