A proposito del ruolo della serendipità e del caso nella vita delle persone

4 Gen

Credo non ci sia esempio migliore della lingua parlata per far comprendere quanto sia illusorio pensare di opporsi a fenomeni come la diffusione di parole nuove nella vita di tutti i giorni.

La lingua parlata, infatti, è quanto di più vivo possa esserci e, in quanto cosa viva, evolve continuamente, cambia, si arricchisce di nuove parole, ne lascia altre.

Rispetto al passato sono cambiate soltanto la velocità con la quale le parole nuove si diffondono e la vastità del territorio interessato dalla loro diffusione.

Sono proprio la velocità con la quale oggi viaggiano le notizie e la diffusione loro consentita dai moderni media che fanno sì che termini nuovi diventino di uso comune in tempi di gran lunga inferiori rispetto al passato.

Prendiamo per esempio la parola serendipità, che sta a significare “imbattersi in qualcosa di diverso da quello che si stava cercando”.

Si tratta di una parola che, solo una decina d’anni fa, era pressoché sconosciuta, anche se il concetto che essa esprime esisteva già da tanto tempo.

I nomi vengono sempre dopo le cose che indicano.

Basti pensare ad uno degli esempi più classici di serendipità: la scoperta dell’America (com’è noto, Colombo la scoprì mentre stava cercando di fare qualcosa di ben diverso).

A volte, però, ci s’imbatte in qualcosa, anche di notevole importanza, unicamente per caso e, soprattutto, senza che si stia cercando nulla (nel caso della scoperta imprevista dell’America, Colombo stava comunque cercando qualcosa, una via per le Indie navigando verso occidente).

Voglio accennare brevemente a due episodi che mi sono capitati di recente: in entrami è stato il caso, e non la serendipità, a giocare il ruolo di protagonista.

Non molto tempo fa, passeggiando, senza alcuna meta, a Genova, nella zona del Carmine (zona indissolubilmente legata alla memoria di Don Gallo), mi sono ritrovato, assolutamente per caso, in vico dello zucchero, una stradina della quale nemmeno conoscevo l’esistenza.

Ricordo la strana sensazione che ho provato quando ho letto quel nome: in una frazione di secondo mi sono ritrovato indietro di molti anni, proiettato in un altro luogo e in un’altra epoca.

Mi sono ritrovato, in un attimo, in uno dei miei “posti delle fragole”: ero davanti alla chiesa di San Giovanni degli Eremiti, nella zona più antica di Palermo, la zona nella quale sono nato e nella quale ho vissuto i primi dieci anni della mia vita, quelli che segnano per sempre.

Di fronte a quella chiesa c’è infatti un piccolo slargo che si chiama proprio Piazzetta dello Zucchero (la dolcezza evocata da quel nome non basta però a contrastare l’amarezza che provo, quando vado a Palermo, nel vedere com’è stata ridotta).

Il secondo episodio al quale voglio accennare a proposito del ruolo giocato dal caso nella vita delle persone mi è capitato l’estate scorsa: mi trovavo a Granada e, mentre percorrevo Carrera del Darro, strada dalla quale si apprezza molto bene l’imponenza dell’Alhambra, mi sono imbattuto, assolutamente per caso, nel Monastero cistercense di San Bernardo, nel quale le monache preparano squisite dolcezze.

Molto particolare, ma soprattutto strana, non esprimibile a parole, è stata la sensazione procuratami da quella vista: sicuramente una grande, e piacevole, sorpresa (ricordo che mi è venuta in mente la famosa pasticceria conventuale siciliana, ormai praticamente scomparsa), ma la parola “sorpresa” non rende efficacemente quel che ho provato quel giorno della scorsa estate a Granada.

Anche quel giorno, mentre percorrevo Carrera del Darro, senza che stessi cercando nulla di preciso, mi è capitato all’improvviso, per caso, in maniera assolutamente inaspettata (la sorpresa è stata più grande del piacere), qualcosa di piacevole.

Anche in quell’occasione un, pur se momentaneo, stato di benessere era stato originato da un incontro fortuito con qualcosa di cui ignoravo completamente l’esistenza.

Spesso, per sentirci appagati, soddisfatti, per avere successo, non facciamo che cercare di raggiungere certi obiettivi, ai quali abbiamo collegato il nostro stato di star bene, il nostro successo.

A volte il nostro stato di star bene, il nostro successo, dipende invece dall’incontro casuale, nel corso della nostra ricerca, con qualcosa di diverso da quello che era l’obiettivo che stavamo cercando di raggiungere (come nel caso di molte scoperte nel campo della scienza).

Ci sono però casi in cui il nostro stato di star bene, il nostro successo, dipende dall’incontro casuale con qualcosa che nemmeno stavamo cercando, e del quale ignoravamo pure l’esistenza (in questi casi la sorpresa è ancora più grande, a volte indescrivibile a parole).

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